Home > Recensioni > Ai Weiwei: Never Sorry

Un artista politico

Il film documentario sulla vita di Ai Weiwei, architetto, scultore, fotografo e ormai anche militante politico cinese è completo e scorevole.
A tratti toccante, sa ritrarre Ai Weiwei in modo vivido e vibrante, facendo capire quali siano le sue ragioni, la sua storia e le sue rivendicazioni. È un film ideale per chi si accosta alla figura di Ai Weiwei e vuole sapere chi egli sia e cosa il governo cinese gli abbia fatto in tutti questi anni: le violenze, le percosse, le minacce.
L’unica parte che la pellicola non tratta riguarda lo spionaggio e la scelta dell’artista di riempire casa sua di videocamere per protesta (questi eventi si sono verificati a film concluso).

Si vede anche che tipo di autodifesa Ai Weiwei abbia impostato e come il suo essere artista riverberi in tutto ciò che fa, anche nelle fantasiose azioni di guerra silenziosa al sistema da lui inscenate (come la festa per l’abbattimento dello studio, o la cena fuori dalla centrale di polizia).

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La visione del film causa spirito combattivo e speranza, nonostante il finale da coda tra le gambe, che ritrae Ai Weiwei al momento del ritorno a casa, dopo 81 giorni di prigionia in cui non si sono avute sue notizie e lo si credeva morto. L’artista non parla più, non rilascia dichiarazioni, dice solo “I’m sorry” (da qui il titolo “never sorry”). Sembra sconfitto. Ma noi sappiamo che dopo, a film concluso, ha continuato la sua lotta e che pellicole come questa (vista al Milano Film Festival ma in distrubuzione nel 2013) servono a non lasciarlo solo.

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Contro

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