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  • Albakiara – Il Film

    Diretto da Stefano Salvati

    Data di uscita: 24-10-2008

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Tragedie giovanili a ritmo di Vasco

Come la canzone di Vasco ma con la k, “Albakiara” è il ritratto, crudele e al tempo stesso favolistico, della gioventù italiana contemporanea. Stefano Salviati, già notevole autore di videoclip di artisti nostrani e non solo (anche del discutibile “Jolly Blu” con gli 883) propone in questo caso un’opera curiosa, in grado di mescolare ingredienti e generi diversi fra loro, ma che purtroppo, come spesso accade quando si chiama in causa il pop, incappa molto volentieri nel rischio trash.

Chiara, la protagonista, è un’adolescente come tante. Si droga, partecipa a rave party, a presunte orge, non studia mai e dà del coglione ai suoi familiari. Insomma, un bel po’ diversa dall’Albachiara di vascorossiane memorie da cui ha tratto il proprio nickname. Anche le amiche non sono da meno: si impasticcano, sono orgogliose di chiamarsi a vicenda puttana e soprattutto si contendono primati piuttosto particolari. Come quello relativo al maggior numero di rapporti orali effettuati in una sera. E ovviamente, quella che non si impasticca e che prova il giusto disgusto è considerata la sfigata di turno. Lo stesso vale per i ragazzi: dai nerd in fila per ricevere il già citato lavoretto di bocca ai più fighi, gestori di siti pornografici e improvvisati spacciatori di droga.

A tutto questo si deve aggiungere un altro filo rosso narrativo, quasi gangster, che si intreccia tragicamente a quello di Chiara & Co. È la storia di un poliziotto non troppo onesto, interpretato da Raz Degan, e di 200 kg di cocaina purissima. E non si dimentichi il personaggio della professoressa di inglese la quale, con una fantastica macchina per scrivere old style, sta cercando idee per un romanzo generazionale incentrato proprio sui giovani di oggi, ponendo su tutto il film l’ombra metanarrativa della sua creazione fantastica.

Come già si può intuire, il rischio trash è anche più che un’ipotesi. Ciò, però, non toglie certi meriti al regista, capace di giocare con il linguaggio dei videoclip e di osare con immagini sovrapposte in stile fumettistico o ironiche citazioni colte. Ciò che probabilmente disturberà giovani e non giovani è l’assolutezza con cui questo scenario dalle tinte fosche viene presentato: una società in cui davvero non è rimasto nulla di buono da raccogliere. Come arriverà questo agli spettatori meno smaliziati? Con la giusta disapprovazione o come l’ennesima bravata su cui ridere un po’? Youtube e i fatti di cronaca, purtroppo, insegnano.

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