Home > Recensioni > Alda Merini – Una Donna Sul Palcoscenico
  • Alda Merini – Una Donna Sul Palcoscenico

    Diretto da Cosimo Damiano Damato

    vai alla scheda del film

    Loudvision:
    Lettori:

Una madre

Chiamarlo documentario sarebbe fuorviante. “Alda Merini, una donna sul palcoscenico” – caldo omaggio alla poetessa milanese realizzato dal regista Cosimo Damiano Damato e presentato alle Giornate degli Autori di Venezia – è piuttosto una specie di monologo interiore filtrato attraverso l’occhio di una telecamera digitale. È una confessione intima e dolente, uno psicodramma liberatorio, quasi un esorcismo personale consumatosi tra una strimpellata al piano, una battuta ironica e un tiro di sigaretta. Alda Merini ci accoglie nella sua casa e nella sua vita così caoticamente straordinaria, attraversando un percorso progressivo di apertura da cui affiorano ricordi sofferti e mai sopiti, confessioni brutali e lampi di improvvisa rivelazione poetica.

Su tutto domina, infatti, la poesia, una forza dirompente e incorruttibile che si alimenta del fuoco sacro dell’irrazionalità. “La poesia non è una maledizione, ma un’occasione di vita”, dice Alda con gli occhi luccicanti. L’amore negato, gli abbandoni improvvisi, la solitudine del manicomio, perfino la follia stessa: il male, a volte, può rivelarsi un dono, se da esso scaturisce la scintilla in grado di trasmutare il dolore in arte. “Dio creò dal disordine, non dall’ordine”, sorride Alda, inforcando l’immancabile sigaretta. Ed è di una disperata e ossessiva pulsione vitale che si nutre la poesia.

L’atto stesso della creazione (poetica e non solo), così puro e sacrale, pare essere il centro nevralgico che si dipana nella marea di discorsi convulsi e ammalianti della poetessa dei Navigli. Alda si dispera per la mercificazione cui è stata sottoposta la sua furia creatrice, al punto da farle desiderare il ritorno al manicomio. Ma la commozione autentica, il pianto incontrollabile, la sofferenza più lancinante sopraggiungono solo quando la poetessa parla del dolore per l’allontanamento della figlia, sottrattale contro la sua volontà. Di fronte alla videocamera, allora, non c’è più un’artista, non più una “malata di mente”, ma soltanto una madre.

OneLouder

Cosimo Damiano Damato decide di affidarsi unicamente alla voce nervosa e ispida di Alda Merini e a quella calda e avviluppante di Mariangela Melato, che interpreta alcune creazioni inedite della poetessa. Sceglie una messa in scena essenziale e spoglia, che ha però il pregio di riuscire mettere a nudo una personalità così caotica e affascinante, meritevole di essere scandagliata in tutta la sua complessità interiore.

Pro

Contro

Scroll To Top