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  • Alì Ha Gli Occhi Azzurri

    Diretto da Claudio Giovannesi

    Data di uscita: 15-11-2012

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Ritorno alle origini

Quando il cinema italiano esce dai recinti borghesi dove i presunti nuovi autori lo hanno rinchiuso e torna a “sporcarsi” di realtà è sempre una lieta novella. Questa volta, poi, parliamo anche di un buon film, tanto documentaristico nel suo approccio alla materia narrata quanto cinematografico nello script.

In “Alì ha gli occhi azzurri” — in Concorso al Festival del Film di Roma — si parla (anche) di amori adolescenziali, ma siamo lontani anni luce dagli inesistenti adolescenti griffati fino al midollo dei film di Moccia. I protagonisti sono Nader e Stefano, studenti dell’Istituto Alberghiero di Ostia e amici per la pelle. Nader è arabo, ma si sente italiano a tutti gli effetti, rifugge i valori della tradizionalissima famiglia, vuole vivere una vita semplice come tutti i suoi coetanei assieme alla sua ragazza Brigitte, ma non è così facile…

La realtà di Ostia è un sovrapporsi di comunità che solo la scuola riesce a far convivere in maniera pacifica. Fuori alberga il conflitto, arabi, romani, rumeni, si costruiscono enclave predefinite e lo scontro è sempre possibile. Nader vuole l’emancipazione, ma non riesce ad abbandonare il proprio retaggio cultural/religioso e, nella settimana in cui si svolge il film, compie un percorso inverso a quello atteso e sperato, ritornando alla moschea e al sessismo, manifesti esteriori che rappresentano un recinto sicuro nel quale sentirsi protetto, accettato, capito.

Claudio Giovannesi al suo esordio nel lungometraggio segue con la macchina da presa i personaggi, ci rende partecipi del loro punto di vista, come i fratelli Dardenne e l’ultimo Garrone. Senza moralismi, senza luoghi comuni, drammatizzando la pura e semplice e realtà.

OneLouder

Difficile trovare nel panorama contemporaneo del cinema italiano un film così duro, schietto, onesto, nuovo ma che allo stesso tempo recupera la nostra tradizione migliore in una sorta di neo-neorealismo.
Un (quasi) esordio che finalmente può dirsi d’autore, che nel suo raccontare di un ritorno alle origini c’invita a non nascondere il nostro sguardo sotto finte lenti a contatto azzurre come il protagonista, ma di liberarlo sia da atavici pregiudizi che da pelosi inni al politicamente corretto.

Pro

Contro

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