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Il trionfo degli attori sugli effetti speciali

Fondendo personaggi, temi e situazioni dai romanzi di Lewis Carroll, “Alice In Wonderland” di Tim Burton sposta la narrazione in avanti e trasforma la storia in un racconto di passaggio all’età adulta.

Alice ha 19 anni e la sua fantasia ed il desiderio di libertà la rendono diversa ed inadatta alle regole vittoriane. Nel giorno del suo fidanzamento con un fatuo e insopportabile lord, precipita nella tana del Bianconiglio e ritorna a Sottomondo, il paese che aveva visitato da bambina. Qui ritrova il Cappellaio Matto, il Brucaliffo, lo Stregatto ed altri fantastici personaggi e scopre di essere destinata ad una missione: uccidere il mostruoso Ciciarampa per liberare Sottomondo dalla tirannica Regina Rossa. Solo allora la Regina Bianca, sorella minore di Iracebeth, potrà riconquistare il trono e restaurare la pace.

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L’immenso talento visionario di Burton è come imbrigliato in una super produzione Disney per famiglie che lascia un po’ di amaro in bocca a chi ama il lato più dark e disperato del suo universo poetico. Nonostante lo splendore visivo e la sorprendente allegoria politica, la sceneggiatura procede in modo convenzionale verso il climax della battaglia finale ed anche la resa del 3D e degli effetti speciali è meno tecnicamente avanzata che in “Avatar”.
Non il capolavoro che ci aspettavamo, ma il divertimento è assicurato grazie alle sublimi caratterizzazioni: Depp e la Bonham-Carter valgono più di qualsiasi effetto speciale. Potete darci tutti i 3D che volete, ma la vera magia la fanno gli attori.
Ferdinando Schiavone

Tim Burton ritorna alle ambientazioni fiabesche de “La Fabbrica Di Cioccolato”, senza dimenticare l’atmosfera gotica di “Sweeney Todd”.
Ne risulta un’Alice molto diversa da quella disneyana, ma più fedele a quella originale; l’atmosfera dark non giova al Paese delle meraviglie, che perde la sua connotazione colorata e allucinogena per divenire un confronto con le pulsioni del subconscio. Alice è lasciata in balia degli altri personaggi, perdendo così la forza originaria: nessun nonsense, nessuna maratonda, solo una regina cattiva da sconfiggere per liberare gli oppressi.
Il film rimane comunque una meraviglia per gli occhi, ma ci si aspettava qualcosa di più di un gioiello estetico.
Flavio Nuccitelli

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Contro

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