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L’ultima bambina

Il quarto lungometraggio di Wenders inaugura la serie della trilogia dei road-movie (completata con “Falso Movimento” e “Nel Corso Del Tempo”) e la fase matura dell’amore del regista per l’America, patria del rock’n roll e delle freeway: con “Alice Nelle Città” Wim Wenders fugge dalla Germania e da recenti delusioni cinematografiche (l’adattamento di “La Lettera Scarlatta” di Hawthorne e “Prima Del Calcio Di Rigore”) in cerca di una nuova espressività e di nuove ispirazioni.

Rüdiger Vogler, attore feticcio per molti film di Wenders, è lo scrittore e giornalista Philipp Winter, in crisi creativa ed esistenziale: girando per l’America in auto, munito di una Polaroid Winter cerca di trovare spunti per un racconto da portare a termine, ma trovandosi incapace di esprimersi con la scrittura, si affida all’unicità della riproduzione fotografica (prima apparizione del tema della “visione”, presenza costante del cinema wendersiano).
Durante una ritardo aereo a New York si imbatterà per caso in Alice e sua madre, la quale incarica Winter di accompagnare la figlia ad Amsterdam, ma quando l’incontro viene rimandato, Philipp e Alice decidono di raggiungere la nonna di lei a Düsseldorf (città natale di Wenders).

Il soggetto del film viene sviluppato da Wenders durante il montaggio de “La Lettera Scarlatta” in cui Vogler (Winter) e Yella Rotländer (Alice) recitano insieme per la prima volta, accompagnati da “Memphis” di Chuck Berry, sorta di momento rock epifanico, secondo uno schema rintracciabile lungo tutta la trilogia: il regista decide quindi di dilatare il mood di quella sequenza in un intero lungometraggio. Girato in 16mm in bianco e nero, “Alice Nelle Città” è un film che parla di alienazione, di amicizia e di vagabondaggio dell’anima: uno dei film migliori di Wenders, delicato e fresco; oggi sembra impossibile realizzare un film come questo, sull’amicizia fra una bambina e un uomo quarantenne, senza essere sfiorati dalla possibilità di una degenerazione morbosa di questo rapporto. Alice è forse una delle ultime bambine della storia cinematografica, prima dell’avvento della generazione delle prostitute in miniatura.

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Il tipico caso in cui un autore risulta maggiormente incisivo a inizio carriera: i migliori film sono i primi che si girano! Alice è assolutamente un personaggio riuscito, e Rüdiger Vogler, non ancora attore feticcio wendersiano, fa da contraltare senza essere eccessivo. Da godere in modo disimpegnato: se si entra nel “mood” del film si è entrati al cuore della poetica di Wim Wenders.

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