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Alienblanca

Il terzo capitolo della saga horror fantascientifica vede ancora una volta la giovane ufficiale Ellen Ripley (Sigourney Weaver) in lotta con i ferocissimi alieni. Siamo nell’ anno 2525 e l’astronave della nostra eroina si schianta su una colonia penale, divenuta covo di un gruppetto di galeotti esiliati dall’universo. Unica superstite, si ritroverà a combattere inizialmente contro questi futuristici malviventi, per poi allearsi con loro nella sopravvivenza dai soliti alieni cefalopodi. Stavolta però Ripley prende coscienza con una certezza sconvolgente del suo ruolo di salvatrice, in uno scenario, come quello del pianeta Florina 161, privo di ogni tecnologia e distrutto dall’anarchia dai criminali, i quali si ritrovano a combattere invano gli alieni a mani nude.
Questo capitolo, firmato da un’esordiente David Fincher, cerca di dare una nuova linfa vitale alla saga, creando ambientazioni a metà strada tra il post-apocalittico e il noir. I personaggi sono descritti e delineati a tutto tondo e le ambientazioni sono più cupe e oscure. Ma il tutto è molto dissonante con la storia, in quanto non ricrea il giusto ritmo che una pellicola del genere dovrebbe avere, frammentando la vicenda e in certi momenti rallentandola. In alcuni casi ci sono addirittura delle incongruenze logistiche tra i primi due film e il capitolo di David Fincher. Neanche gli attori danno il dovuto supporto: Sigourney Weaver e Charles Dance sono oggettivamente sotto tono. Le ambientazioni sono inadeguate e poco credibili, ricalcando una scenografia più adatta a “Mad Max” o a “Ken Shiro”. La sceneggiatura enfatica e farneticante rende pesante ogni singolo fotogramma e la musica non è da meno. La narrazione non trova il suo sfogo, annoiando lo spettatore e ostentando continuamente una condizione angosciosa ai limiti della sopportazione.
Fincher tenta con tutto se stesso di rendere umano il tutto, la sua intenzione era quella di far entrare lo spettatore nell’emotività di Ripley, portandone sullo spettatore successi e sconfitte, il tutto rivisto in una visione epico-malsana di tutta la saga. Inutile ribadire per l’ennesima volta che Fincher era per la prima volta al timone di un lungometraggio vero e proprio e che il paragone con i lavori di Ridley Scott e James Cameron era inevitabile, pertanto possiamo tranquillamente affermare che l’incontro tra Alien e Humphrey Bogart non ha dato i frutti sperati.
L’edizione in DVD è ottima, la troviamo inserita nello splendido cofanetto in nove dischi con tutta la saga completa, con video e audio rimasterizzati e con ricchi contenuti speciali.

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