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Vietato ai maggiori di 14 anni

La vita di Caro è proprio come quella che un adulto come Moccia si immagina che sia per una ragazza di quattordici anni. Ci sono le amiche del cuore, Alis la snob e Clod la mangiona, un fratello strafigo in conflitto col padre tiranno, una madre sensibile e due nonni affettuosi. C’è la scuola (ma di studiare non se ne parla proprio), ci sono i pomeriggi passati al telefonino o in chat, a discorrere di sesso o a fare shopping, le serate in discoteca, i primi baci rubati e il primo vero amore.

Accompagnato dal commento incessante della protagonista che va incontro al suo ragazzo nel giorno in cui farà finalmente l’amore, il film si struttura come un flashback che racconta di mese in mese, come in un diario, gli avvenimenti più salienti dell’anno. Tutti i luoghi comuni del presunto immaginario giovanilistico sono serviti: il prato di girasoli e l’osservatorio astronomico restano gli scenari d’amore privilegiati, il fancazzismo è diffuso, internet esiste (solo) per caricare video su “Scuolazoo”, e tutto quello che una ragazza deve fare è studiare per non “farsi cogliere impreparata”. In materia di sesso.
Ma ancora più cocenti dei primi amori sono le prime delusioni e questa è una realtà con la quale Caro dovrà presto fare i conti.

Naturalezza e armonia sono le parole cui Moccia ricorre per definire il suo lavoro e spiegare la scelta di attori non professionisti. Tuttavia di queste qualità, a parte qualche bel primo piano, non c’è traccia. Il regista gira con uno stile pubblicitario, piatto e superficiale e cerca con tutti i mezzi di conquistare il suo pubblico. Per farlo sorridere infarcisce la ricetta con siparietti grafici che ironizzano su saliscendi e new entry nella vita sentimentale della protagonista e per gonfiare un’emozione altrimenti impossibile da evocare ricorre ad una colonna sonora che non dà tregua dall’inizio alla fine.

OneLouder

Nessuno ha la pretesa di vedere rappresentata tutta una generazione ma da una simile galleria di stereotipi, su cui gli spettatori quattordicenni proietteranno modelli e desideri, l’immagine e l’idea che vien fuori di questa fetta di adolescenza borghese è soltanto avvilente. Nel riconoscersi sullo schermo i teenager saranno deliziati. Crescendo, avranno di che sentirsi offesi e strumentalizzati.

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Contro

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