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L’uomo fatale e il masochismo femminile

Paula sposa il pianista Gregory e torna a vivere a Londra nella casa dove l’adorata zia era stata assassinata dieci anni prima. Completamente succube del marito, la donna teme di diventare pazza: Gregory l’accusa di perdere oggetti di valore, mentre di notte strani rumori provengono dalla soffitta e la luce delle lampade a gas si affievolisce inspiegabilmente. Con calcolo luciferino il marito cerca di farla impazzire per aggirarsi indisturbato alla ricerca dei gioielli della zia, gli stessi che cercava la notte del delitto. Ma un detective di Scotland Yard indaga sul caso.

Ambientato in una Londra vittoriana avvolta dalla nebbia, “Angoscia” appartiene al filone gotico del noir e articola il modello narrativo della donna vulnerabile coinvolta in un giallo legato alla figura del consorte. Questo sottogenere rappresenta la variante al femminile del noir classico, con il personaggio maschile, qui un mellifluo Charles Boyer, nei panni dell’homme fatale.

Laddove l’universo maschile del noir è metropolitano e contemporaneo, popolato di criminali, detective e donne sensuali, il gotico ambienta la rappresentazione delle paure femminili in un’età anteriore, fatta di crinoline e merletti, all’interno di case oscure e polverose, cariche di fantasmi. Come in una fiaba, Paula si innamora di colui che incarna la fantasia femminile dell’uomo ideale. Se il principale desiderio di una donna è trovare il grande amore e sposarsi, la sua più grande paura è quella di legarsi all’uomo sbagliato: la casa diventa terreno di incubi e l’amore della donna è così cieco da arrivare a preferire l’ipotesi della pazzia piuttosto che riconoscere l’inganno dell’uomo. Il rapporto di coppia diventa una prigione e il matrimonio una trappola in cui il masochismo della moglie è addirittura superiore alla crudeltà del marito. Paula è troppo debole per reagire e, completamente lasciata a se stessa, deve contare sull’aiuto di un altro uomo che indaga per lei e la salva.

Avvolto da un’atmosfera soffocante di paranoia e sospetto, “Angoscia” scandaglia benissimo questi meccanismi perversi anche per merito della palpitante performance di Ingrid Bergman. Anche nella variante femminile, il noir funziona come rappresentazione di un universo capovolto che riflette ansie e paure ataviche: in questo caso una visione totalmente angosciante e pessimistica dell’amore come illusione e del matrimonio come luogo di indicibili torture psicologiche.

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