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Sontuoso ma anaffettivo

Joe Wright torna a dirigere con il suo stile audace e personalissimo l’adattamento di un classico della letteratura, cimentandosi con “Anna Karenina” di Lev Tolstoj. La sceneggiatura tradizionale di Tom Stoppard viene affiancata da una scelta radicale e da un notevole sforzo produttivo, necessario per realizzare la complessa visione di Wright.

L’intero film realizza infatti visivamente le costrizioni e l’artificiosità della società aristocratica russa di fine Ottocento, attraverso l’ambientazione in un teatro in rovina. Raccontando le storie d’amore complementari di Anna e Levin, la pellicola adotta linguaggio, stile e performance da pièce teatrale, esaltati dall’elaboratissima regia e da un notevole comparto tecnico.

OneLouder

Due attori non all’altezza sprofondano un film il cui vero protagonista è l’ego del regista. Se Keira Knightley sfodera tragicamente una delle sue migliori performance ma soccombe di fronte all’enormità degli antecedenti, Aaron Taylor-Johnson non veicola un millesimo dell’ardore richiesto. A sorpresa, Jude Law (insieme a un ottimo cast) giganteggia in un ruolo scomodo.
Privato dell’essenziale componente emotiva per le mancanze dei protagonisti, la pellicola rimane un freddo involucro, realizzato da una troupe di comprovata abilità.

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Contro

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