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Shakespeare o non Shakespeare?

Che William Shakespeare fosse un prestanome dietro la cui firma si celava un aristocratico bandito dalla corte di Elisabetta I e costretto all’anonimato è una teoria molto suggestiva che vanta una schiera di illustri sostenitori. Figlio di un mugnaio analfabeta di Stratford, Shakespeare non avrebbe mai potuto con la sua scarsa istruzione scrivere testi come l'”Amleto” o “Romeo e Giulietta”. Al contrario le numerose coincidenze tra alcune situazioni e personaggi descritti nelle opere shakespeariane e la vita del Conte di Oxford Edward de Vere farebbero pensare a lui come al vero autore.

Noto per le sue qualità di poeta e per il suo viscerale amore per l’arte, il conte era stato amante della regina ed era inviso al primo ministro William Cecil e al di lui figlio Robert. Caduto in disgrazia, non avrebbe mai smesso di comporre versi e, rinunciando alla paternità dei suoi lavori, avrebbe così trovato il modo per continuare a far sentire la propria voce nell’illusione che il potere del teatro potesse trionfare sugli intrighi di palazzo.

È una “storia fosca di inchiostro e sangue” quella che Derek Jacobi ci promette nell’introduzione di “Anonymous” e basterebbe il suo cipiglio per chiarire i dubbi sulla vera natura del film, un action-mistery travestito da dramma storico. Roland Emmerich ricostruisce a suo modo i punti salienti della teoria anti-stratfordiana e se non convince, senza dubbio affascina, anche se le ambizioni serie non trovano adeguato sostegno nelle atmosfere da fumettone tronfio e imparruccato.

OneLouder

Diciamolo: l’autore di robetta raffinata come “Godzilla” e “2012” è l’ultimo nome che verrebbe in mente per un progetto del genere e la sua manina pesante si fa sentire. Tra ricostruzione romanzata, aspirazioni tragiche, torbidi intrecci da soap opera ed echi del peggior Shekhar Kapur, la carne al fuoco è fin troppa e la narrazione procede affannosamente. Ma se si scioglie nella dimensione della leggenda ogni ragionevole dubbio sulla veridicità dei fatti, lo spettacolo può divertire ed avvincere, e l’idea del valore politico dell’arte come spirito del tempo ed arma per trascinare le folle va dritta a segno.

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