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Nostro signore dell’inquietudine

Non c’è limite al dolore. E non occorre neppure trasformare la sofferenza in cicatrice, ci penserà la pelle ferita. Questo tragico gioco fantastico nell’opera d’arte diventa persecuzione per l’artista.

Deve aver avuto lo stesso tormento Lars von Trier, il regista che propone alla 62esima edizione del Festival di Cannes un chiacchieratissimo “Antichrist”. Un lavoro che dichiara di aver fatto per sé, dopo la depressione di cui è stato vittima. Un’analisi del dolore che passa per la pena e scatena la disperazione più assoluta. Una pellicola dal volto surreale che veste di metafora la sofferenza di una coppia.

Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg sono i protagonisti che per l’intera durata del film non avranno nome, come per dare al significato della pellicola un valore assoluto. Il loro bambino precipita dalla finestra mentre la coppia è presa dalla passione. Inizia così il cammino nella sofferenza. I sensi di colpa di lei non hanno tregua e i metodi di lui – psicoterapeuta di mestiere – evitano i farmaci per far spazio a giochi di ruolo e scomposizione dell’inconscio. La sessualità come valvola di sfogo, come senso di appartenenza ad un corpo, come non-amore, come la messa in scena di una natura che crea la donna falsa e sbagliata. E se perdere un figlio è innaturale, è altrettanto vero che la storia può condizionare persino la tragedia più pura. Ecco quindi nuovi elementi chiamati in causa, come la caccia alle streghe e il peccato che la donna porta in sé.

È l’essere umano il tema di “Antichrist”, un tema al quale von Trier ci ha abituato. Un soggetto che stavolta passa per peni sanguinanti e mutilazioni genitali. Un motivo che fa passare il dolore attraverso il maxischermo e colora di espressioni poco piacevoli anche il più fermo dei volti. Come tasti da toccare per scuotere vista, stomaco e pancia. Un intento riuscito che farà sì che si parli del film anche fuori dalla sala, e magari per giorni interi. E, forse, perché quei cento onirici minuti sono più reali di quanto si possa immaginare.

Perché nulla è credibile in questo film, ma tutto passa per vero. Sarà questo il tocco dei grandi maestri.

OneLouder

Ci vuole uno stomaco forte per reagire ad “Antichrist” riuscendo a stare buono sulla propria poltroncina della multisala di turno. Spiazzante perché il regista danese riesce a mettere in provetta l’essere umano. Un film che non si consiglia, che non si giudica bello o brutto.
Da prendere sotto braccio la dichiarazione di von Trier: “è un film personale”. Lo sarà anche per voi.

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