Home > Recensioni > Apparition

Correlati

Chi ha paura dei fantasmi (giapponesi)?

In principio fu un omicidio, poi un amore contrastato dalla società e infine una gelosia atroce e crudele che, dall’oltretomba, allunga le sue mani fino all’universo dei vivi. È questa, in sintesi, la struttura di “Apparition”, film del 2007, diretto da Hideo Nakata – già regista di “Ring”, il cui remake americano spopolò in tutto l’Occidente nell’ormai lontano 2002.

“Kaidan”, il titolo originale, riporta subito alla tradizione giapponese del Hyakumonogatari Kaidakai, un gioco, molto popolare ancora oggi, in cui un gruppo di persone si riunisce per raccontare a turno una storia dell’orrore – una “kaidan”, appunto – per poi spegnere la luce e attendere la manifestazione di un fantasma. Ed è proprio un fantasma, quello dell’affascinante maestra di musica Toyoshiga, il protagonista del film di Nakata, uno spirito che dall’aldilà non smetterà mai di desiderare il suo ultimo amante Shinkichi e di uccidere ogni ragazza che gli si avvicini. All’origine di tutto una maledizione ancora maggiore, segnata dall’omicidio perpetrato dal padre del ragazzo ai danni del genitore della donna.

Dopo la sequenza introduttiva – che racconta, attraverso un teatrale bianco e nero e una voce narrante old style, la dinamica di quest’omicidio – e la prima parte del film, incentrata sullo sbocciare dell’amore tra i due protagonisti, comincia il vero J-Horror. Il ritmo aumenta, così come il senso di angoscia che, unito a un uso molto equilibrato di scene di sangue e violenza, rende il tutto davvero godibile. L’apprezzabile ricostruzione storica del periodo Edo e la buona fotografia – che emerge soprattutto quando appaiono ambienti spettrali come la palude o la foresta notturna – permettono poi di evitare il rischio di scivolata-nel-trash, sempre in agguato quando si parla di horror.

In sostanza? Un buon film. Di genere, certo, ma in grado comunque di soddisfare anche i non appassionati. Il pregio maggiore? Una sceneggiatura coinvolgente ma sempre austera ed essenziale, proprio come i buoni vecchi racconti di fantasmi giapponesi, insomma.

Scroll To Top