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Day after nel deserto

Film d’apertura del Festival di Roma 2012, “Aspettando il mare” del tagiko Bakhtiar Khudojnazarov è una coproduzione internazionale di ampio respiro, un misto tra fantasy e western con un tocco d’impegno sociale. Scelta sicuramente non convenzionale per inaugurare il red carpet un film completamente privo di star; al nuovo direttore Marco Müller deve essere piaciuto un mondo il soggetto, e come dargli torto…

Una tempesta di sabbia si porta via il mare in un Paese fuori dal tempo e dallo spazio, lasciando al suo posto una sterminata landa desertica. Il capitano Marat, l’unico ad avventurarsi in acqua il giorno della tempesta, è l’unico sopravvissuto del suo equipaggio. Dopo cinque anni di esilio torna al suo villaggio, dov’è odiato da tutti perché ritenuto la causa dell’ira degli dei. Ritrova in pieno deserto la sua nave e da quel momento, con testarda e ciecamente fideistica caparbietà, tenta di riportarla in mare, trainandola letteralmente un centimetro per volta. È convinto di poter ritrovare il mare e con esso la sua amata, dispersa con gli altri il giorno della sciagura …

Uno spunto di partenza estremamente interessante da cui ottenere, in potenza, tanti film diversi. Peccato che il regista decida di non scegliere e d’inserirli tutti, finendo per perdere completamente il controllo della vicenda.

Il film prende le mosse da un evento reale: l’evaporazione del lago Aral in seguito, soprattutto, all’intensivo sfruttamento per l’irrigazione degli immensi campi adiacenti.

OneLouder

I meravigliosi paesaggi del Tagikistan, la cura delle inquadrature, la suggestiva scenografia da day after del paesino non bastano a salvare un film totalmente squilibrato nella sceneggiatura. Il regista cerca di unire mille suggestioni differenti, di citare tutto il cinema che più gli piace ma, dopo una quarantina di minuti, non ha più niente da dire.

I personaggi hanno spessore, specialmente i tre principali, ma manca completamente una storia capace di sorreggere le quasi due ore di proiezione. Tra momenti alla Kusturica, echi fordiani, deliri d’onnipotenza tipici dei protagonisti del cinema di Werner Herzog si arriva al finale dove un’orripilante acqua digitale arriva a sommergere tutto. Si chiude con una citazione biblica: ecco, mancava giusto questo.

Pro

Contro

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