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Arriva la bufera

Esordio in grande stile per Ago Panini, un passato di spot e videoclip, il quale al primo lungometraggio cinematografico si ritrova a lavorare sul set con un vero e proprio parterre de roi. Bova, Garko, Santamaria, Incontrada, Gerini, Cederna – e la lista potrebbe essere ben più lunga. D’altra parte non avrebbe potuto essere altrimenti, perché la storia imbastita da Panini è corale e sfaccettata, densa di paradossi e contraddizioni: siamo nel 1982, ma potremmo essere in qualunque altro periodo degli eighties. Una dimensione extra temporum e terribilmente simbolica, profetica, come fortemente simbolico è il nulla desolato e notturno in cui si erge l’Hotel Bellevue, teatro dell’azione.

Protagonisti, tanti individui smarriti e (forse) già sconfitti, tante maschere di un’umanità dolente e, in modi diversi, reietta: dai pornoattori sensibili e inquieti di Corrado Fortuna e Vanessa Incontrada, ai teppistelli provinciali Santamaria e Venitucci, passando per l’enigmatico e nevrotico mezzemaniche Ravello e gli scombinati rapinatori in fuga Garko e Raiz. Completano il quadro notturno Raul Bova alle prese con un litigio d’amore telefonico, il teleimbonitore Massimo De Lorenzo, la coppia clandestina (con delitto) Gerini – Trabacchi, con il raccordo narrativo rappresentato dal portiere d’albergo fragile e nervoso Giuseppe Cederna. Tutti in albergo, tutti la stessa notte, tutti alle prese con le loro piccole, umanissime storie, senza contatti ma con un destino comune: quelle notte rappresenterà un fatale e tumultuoso punto di svolta, climax drammatico di vite disorientate.

Ago Panini sceglie un registro che mescola i generi, infrangendo con buona fermezza i cliché estetici e narrativi del cinema italiano, ammiccando qua al pulp, là alla commedia nera, e tenendosi lontano, scelta condivisibile, dal calderone dei film a episodi.
C’è molta sostanza scavando nei vari livelli di lettura, specie in relazione alla durata, forse fin troppa: e se per esempio l’alchimia inattesa e sorprendente tra Incontrada e Fortuna, complici i surreali Bebo Storti e Sergio Albelli (la troupe hard), funziona ed emoziona, così come sa scuotere la scena l’apprezzabile Cederna, è l’economia generale che lascia a tratti perplessi, con l’atmosfera che si sfalda a intermittenza, specie quando la credibilità del lato pulp deve emergere con maggior vigore. Le intuizioni di Panini, insomma, ci sono e fanno ben trasparire inventiva, oltre a uno sguardo iconografico non comune. Ma il cinema è fatto anche d’equilibrio, e questa è dote che spesso si accompagna all’esperienza.

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