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  • Asterix Alle Olimpiadi

    Diretto da Frédéric Forestier, Thomas Langmann

    Data di uscita: 08-02-2008

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I Galli non raggiungono il podio

Nel film di Forestier e Langmann troverete: Alain Delon che impersona un Cesare talmente innamorato della propria immagine da parlare di se stesso in terza persona (ruolo che sembra cucito sulla persona di Delon più che sull’attore); Gerard Depardieu, un Obelix insostituibile non tanto per un problema di continuità, quanto per una sempre maggiore commutabilità tra il personaggio e l’attore, che rende difficile anche solo pensare ad un sostituto ugualmente convincente; il belloccio Clovis Cornillac nei panni di Asterix (senza infamia né lode); Stéphane Rousseau (il Sébastiene delle “Invasioni Barbariche”) a completare il terzetto d’azione gallico e ad inseguire l’amore della compiacente Irina, principessa greca con il viso della modella Vanessa Hessler (alla sua seconda e ragionevolmente ultima prova d’attrice).
Nel cast troviamo anche Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, evidentemente a disagio in due ruoli deboli e marginali, totalmente inadatti a due comici tanto più capaci quanto più si avvicinano al centro della scena.
La trama vuole i Galli e gli altri popoli loro contemporanei partecipare alle olimpiadi organizzate dai Romani in Grecia. Tra disavventure legate al doping (ricordate la pozione di Panoramix?) e amori difficili (tra un “gallo” e la bella Irina), la sceneggiatura infila i maldestri tentativi di Bruto di uccidere il padre Cesare.
I presupposti, tra cui non è da escludere il colossale budget, farebbero sperare in una una commedia di discreta fattura, forte di due attori notevoli e dell’enorme seguito che, almeno in Francia, hanno i personaggi creati da Goscinny e Uderzo. I fatti purtroppo ci consegnano un prodotto che, tirato per i capelli da alcune discrete trovate, emerge dalla palude della mediocrità, strappando qualche sorriso qua e là, a costo di accettare a più riprese l’oramai solito umorismo citazionista, troppo impegnato ad infilare ingredienti nella zuppa per preoccuparsi di mantenerne l’equilibrio.
Valanga di camei (Schumacher, Todt, Zidane, Tony Parker, Mauresmo), concentrati soprattutto in un finale che per la sua pomposa inutilità richiama quello stereotipo, riduttivo ma non arbitrario, che prende il nome di grandeur.
A tratti si rimpiange il cinepanettone nostrano… ma forse perché ne siamo ancora ben lontani.

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