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Il ragazzo invincibile dal cuore blu

Adattamento cinematografico della famosa serie manga di Osamu Tezuka, “Astro Boy” è la storia di un ragazzo-robot che viene lasciato a se stesso e si trova un posto nel mondo, è la storia di un padre che perde un figlio e, disperato, si aggrappa a tutto pur di riaverlo, è la storia del (nostro) decadimento civile e politico che non fa che rovinarci.

Molto forti e molto esplicite, forse troppo, sono le metafore di questo cartone, che tenta la strada, già avviata da “Wall•E”, di rendere un cartone un’occasione di riflessione per i più piccoli, e magari anche per gli adulti accompagnatori: i risultati raggiunti non sono però paragonabile, e “Astro Boy” rischia di diventare un prodotto inevitabilmente destinato ad un pubblico unicamente infantile.

I doppiatori-star non sono in linea con l’aspetto dei personaggi rappresentati e, nonostante gli sforzi, questo si fa notare; eccezion fatta per il Trio Medusa che, forte anche di personaggi divertenti e ben caratterizzati, ci regala sequenze davvero divertenti.

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Il genere dell’animazione diventa ogni anno sempre più complesso, sempre più ricco di messaggi e sottotesti, la tecnica si fa sempre più avanguardistica e tutto questo rende le pellicole molto complesse e ricche di spunti di riflessione.
Purtroppo questo rende anche più profonde le analisi e i giudizi da dare, non basta più liquidarli con un “divertente” e si deve ricorrere ai paragoni con le produzioni parallele.
Se da una parte abbiamo la Pixar con “Wall•E” e il recente “Up”, la Dreamworks con “Shrek”, la Fox con la trilogia dell’”Era Glaciale” e l’orientale Miyazaki, “Astro Boy” inevitabilmente rischia di sembrare un prodotto inferiore.
Liberandosi di questa rete di paragoni invece lo si riesce ad apprezzare per ciò che è: una breve parentesi di gioco con qualche spunto di riflessione che non guasta.

Pro

Contro

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