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  • Awake – Anestesia Cosciente

    Diretto da Joby Harold

    Data di uscita: 14-11-2008

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Chi ha paura del tavolo operatorio?

Un’anestesia mal riuscita, un giovane imprenditore, una madre austera, una ragazza di Brooklyn e una storia d’amore osteggiata. Ecco gli ingredienti di “Awake – Anestesia Cosciente”, primo film a soggetto di Joby Harold. Ad amalgamare il tutto una ridotta dose di splatter… e il risultato, già al primo assaggio, non è certo dei più succulenti.

Clayton Beresford Jr. è un giovane newyorkese che ha ereditato dal padre le redini di una grossa impresa. Ha tutto, anche le carte in regola per avere di più. Sua madre, la fascinosa Lilith, lo adora. L’assistente della donna, la povera ma deliziosa Sam, si è innamorata di lui. In più, la sua società sta per realizzare un’importante fusione con un gruppo giapponese.
Eppure la vita di Clayton è appesa a un filo, o meglio all’arrivo di un cuore compatibile per un trapianto, indispensabile per la sua sopravvivenza. Ma è anche il suo “cuore” a soffrire, dal momento che è costretto a vivere clandestinamente la sua storia d’amore con Sam.
Il tutto si complica quando, in sala operatoria, l’anestesia non ha l’effetto desiderato. Clayton rimane sì paralizzato, ma cosciente di tutto: dalle voci dei chirurghi che lo circondano fino ai lancinanti dolori di un petto inciso dalla lama di un bisturi. È in questo modo che il ragazzo si rende conto che non tutto è come sembra e che, in fondo, non è possibile fidarsi davvero di nessuno.

C’è un po’ di tutto, insomma, in questo “Awake”: il thriller psicologico, il film strappalacrime sull’amore contrastato e anche un vero e proprio feuilleton sui retroscena di un’apparentemente perfetta famiglia americana dell’alta società. L’anestesia cosciente del titolo è sì al centro della narrazione ma finisce per perdere, tra dialoghi grotteschi e situazioni pseudo-romantiche, tutta la sua potenza evocativa. Chi non avrebbe l’incubo di restare sveglio durante un’operazione chirurgica? Eppure tutto questo non viene sfruttato a dovere. Peccato…

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