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Il kolossal degli umili

L’apertura della 66° Mostra Cinematografica è quest’anno affidata al regista premio Oscar Giuseppe Tornatore, che inaugura la kermesse con l’atteso kolossal italiano “Baarìa – La Porta Del Vento”. Il film, attraverso la storia di una povera famiglia siciliana (Torrenuova), ripercorre settant’anni di vicende della comunità di Bagheria e dell’Italia intera attraverso guerre, disillusioni e passioni pubbliche e private.

Le vicende delle tre generazioni che si susseguono sono accomunate dall’utopia di cambiare il mondo, la povertà atavica del sud e l’impegno politico (l’opposizione al fascismo di Ciccio prima e l’adesione al comunismo del figlio Peppino poi). L’elemento di rottura, che conclude la saga dei Torrenuova è rappresentato da Pietro, figlio di Peppino, che decide di abbandonare le antiche illusioni paterne e familiari per lasciare la Sicilia, cercando di affermarsi come fotografo, e uomo, altrove. L’ enorme attesa legata a questa pellicola era principalmente legata alla parata di stelle incluse nel cast, sebbene abbiano solo partecipato con brevi camei.

«È un continuo rubarsi la scena — dice l’autore — le star emergono brevemente e subito gli anonimi, gli umili, le soverchiano». In effetti nelle singole scene e inquadrature della pellicola emerge l’entusiasmo di Tornatore per la narrazione della sua autobiografia onirica, la ricerca della spettacolarità delle immagini.

Tuttavia quello che è mancato è un’ armonizzazione di tutti i personaggi citati; molto spesso le star più importanti quasi sovrastano gli esordienti, seppur impeccabili, protagonisti. L’entusiasmo si perde dietro le troppe storie e personaggi, la ricostruzione compressa, per forza di cose monca e molto spesso di risulta di difficile comprensione per lo spettatore.

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