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I baci di Antoine

Una serie di scenette brillanti sono legate da un solo personaggio: Antoine Doinel. A vent’anni, per instabilità caratteriale, viene congedado dall’esercito. Torna a casa di Christine, sua ex fidanzata, dove trova i genitori della ragazza generosi nei suoi confronti, ma un po’ di freddezza da parte di lei. Lavora in un albergo, proprio grazie ai genitori di Christine, ma ben presto viene licenziato per aver fatto entrare un investigatore che scopre lì una coppia di amanti. Proprio l’investigatore gli propone un lavoro nella sua agenzia, ma si scopre, a breve, poco portato anche per questo mestiere. Finisce a riparare televisori. E continua a vedere Christine.
Un televisore da riparare in assenza dei suoi genitori sarà il pretesto per sedurre Antoine che le chiederà poi di sposarlo.
Una commedia vivace, che sorprende in tanti piccoli momenti. Sorprese che potrebbero quasi stancare, per il loro gran numero, ma che appaiono efficaci e che bene attraggono lo spettatore sorridente alla vista un pasticcione romantico alle prese con una realtà per nulla estranea a chi guarda, fatta di amori, sventure, risate. È la Nouvelle Vague, un cinema diverso e attuale, che si apre all’imprevedibilità, alla strada, alla città.

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