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Una ballata iperviolenta

Madrid, 1937. Le truppe nazionaliste di Franco irrompono nel circo ed il piccolo Javier, figlio del clown della compagnia, vede il proprio padre trasformarsi in assassino e venire imprigionato dal regime. Diventato un uomo timido ed introverso ma carico di un forte desiderio di vendetta, Javier inizia a lavorare lui stesso in un circo come Pagliaccio Triste e si esibisce in coppia con un altro clown, Sergio, instabile e selvatico. Quando si innamora perdutamente della donna del suo partner di scena, la bella acrobata Natalia, tra i due pagliacci inizia un’autentica lotta all’ultimo sangue mentre sullo sfondo si consumano i terribili anni della dittatura franchista.

OneLouder

Più che un film, un delirio. Truculento e abominevole per alcuni, succosamente godibile per altri. Qualcuno ha parlato di influenze tarantiniane: non scherziamo. Alex de la Iglesia non è mai andato per il sottile e in “Balada Triste de Trompeta” tocca probabilmente lo zenit del suo stile grottesco ed eccessivo. Il circo come metafora della follia umana e specchio deformante del reale non è una novità, ma il regista spagnolo ha fegato nel mescolare horror, psicodramma e storia d’amore con assoluto sprezzo del ridicolo e forsennato senso dell’assurdo. Risultato discutibile, ma che non lascia indifferenti. Un film iperviolento e fumettistico con attori devoti al disegno mostruoso del regista, soprattutto Carlos Areces nel ruolo di Javier.

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