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Il misantropo

È notoriamente più facile scrivere una stroncatura piuttosto che la recensione di un capolavoro. Quello che però non viene specificato è che è ancora più difficile scrivere un pezzo su un film mediocre: la nuova commedia di Woody Allen giace esattamente in questo limbo.

Il ritorno del regista a New York e alla commedia che più gli è congeniale – quella fatta di battute al vetriolo e personaggi logorroici al limite del patologico – aveva il potenziale giusto: Allen aveva scritto una prima bozza della sceneggiatura negli anni ’70, pensata appositamente per un attore, il fu Zero Mostel. Ma non è colpa del suo sostituto, il bravo Larry David, se il film non regge il confronto con le altre commedie del regista. David interpreta il ruolo di Boris, anziano misantropo incapace di godersi la vita, geniale ma insopportabile giocatore di scacchi, deluso da un’esistenza che sulla carta è sempre stata perfetta ma che nella realtà non lo ha mai soddisfatto. Quando Melody, giovane ingenua e raggiante ragazza di provincia, irrompe nella sua vita, le cose iniziano a cambiare. E non solo per lui.

Come nella storia di Boris, il plot di “Whatever Works” sembra funzionare sulla carta ma fallisce nella realizzazione: lo stile eccessivamente teatrale, i prolissi monologhi che Boris rivolge direttamente agli spettatori, la “morale della favola” ribadita fino all’esasperazione e, soprattutto, un nugolo di personaggi secondari noiosi che entrano ed escono di scena senza una vera ragione che non sia quella di dar credito alla tesi che “nella vita ogni cosa accade per caso”; tutto questo collabora ad appesantire una commedia altrimenti godibile, mortificando degli ottimi interpreti trasformati in cliché ambulanti – proprio quei cliché che il vecchio Boris avrebbe disapprovato con veemenza.

OneLouder

Perdonate il tristissimo gioco di parole, ma “Basta Che Funzioni” non funziona proprio. Diviso fra un primo tempo brioso e una seconda metà che quasi svacca nella commedia degli equivoci, il messaggio che vuole veicolare (“l’importante è stare bene, non importa come e con chi”. Originalissimo.) è ripetuto fino allo sfinimento, come per assicurarsi che il concetto arrivasse anche ai più duri d’orecchi. La promessa di un film “cattivo” tanto fieramente decantata nel prologo resta una vana speranza. Se aggiungiamo che il titolo provvisorio del progetto era “Anhedonia” – termine medico usato per indicare l’incapacità di provare piacere, sintomo indicativo della depressione clinica – per una volta speravamo di sfuggire al lieto fine da film di Natale.

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Contro

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