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Film di mostri con venature esistenziali

Alcuni rapinatori svaligiano la banca nei pressi di una stazione sciistica, con il diversivo di una esplosione programmata in una miniera poco distante. La miniera è tuttavia abitata da un mostro, che in un modo o in un altro avrà a che fare con i rapinatori. Questi, nel frattempo, dopo il colpo vanno a rifugiarsi nella baita del maestro di sci, dove rimangono bloccati dal maltempo, mentre alcuni rapporti già tesi cominciano a spezzarsi.

Il primo film di Monte Hellman è prodotto da Roger Corman, ed è strettamente legato ai suoi modi e al suo stile.
Sia il soggetto, una variante di “L’Isola Di Corallo” di Huston, sia l’aggiunta di un mostro di cartapesta sono infatti caratteristiche cormaniane tipiche di quel periodo.
Hellman riesce tuttavia a inserire alcuni degli elementi che diventeranno a lui peculiari, e che qua si trovano ancora in nuce.

Ecco allora che trovano posto la gratuità sfumata di assurdo di alcune battute di dialogo, slegate dal contesto; la rilevazione di tentativi di modellare la vita in maniera diversa da quella assunta come consueta, rappresentati per un verso dalle decisioni del maestro di sci (e anche dalla presenza di una sua amica/domestica nativa americana, con il portato della sua cultura), per altro verso dalle scelte operate dai rapinatori; la constatazione che, tuttavia, sia gli uni che gli altri siano in balia di un Fato che nega loro identità e autonomia, e che essi tentano, benché del tutto inconsapevolmente, di contrastare, attaccandosi a una vuota ripetizione di gesti o a una realizzazione vitale illusoria tramite il denaro.

OneLouder

La sostanza hellmaniana, ancora agli esordi nel cinema, non riesce ad assumere una propria autonomia rispetto a quella del B-movie con gangster + mostro, realizzato anche in maniera piuttosto approssimativa.
Nel film, tuttavia, guizzano alcune marche autoriali, che in parte riscattano un’opera altrimenti banale.

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Contro

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