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    Diretto da Steve Hickner, Simon J. Smith

    Data di uscita: 21-12-2007

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Anche il miele ha il proprio ruolo in società

Due universi si incontrano nel nuovo film di animazione della Dreamworks di Steven Spielberg: l’alveare – microsostema perfetto, in cui le api lavorano diligentemente e il traffico scorre senza intoppi – e la caotica Manhattan, tra automobili, biciclette e smog. E ad incontrarsi sono anche le due “eccezioni viventi” di questi mondi: l’ape Berry che, neolaureato, non vuole inserirsi nel meccanismo lavorativo dei propri simili, e Vanessa, proprietaria di un negozio di fiori nei pressi di Central Park. Tra i due, una volta appurato che Berry può parlare la stessa lingua degli esseri umani, scocca l’attrazione. È così che Berry scopre che il miele, prodotto con tanta fatica dagli insetti a strisce gialle e nere, viene sfruttato industrialmente e venduto tra gli scaffali dei supermercati. L’ape parte all’attacco, fino a trascinare i più noti produttori sul banco del tribunale e a condurre la propria specie all’ozio più assoluto. Si rivelerà la scelta giusta?
Lasciando allo spettatore il compito di scoprire il finale, centrale dal punto di vista qualitativo è certamente l’aspetto tecnico del film. Tutto, dall’animazione digitale in sé fino alla scelta dei colori e alla loro lucentezza, rende la fruizione decisamente piacevole. La colonna sonora interviene però ad abbassare i toni di questa “gioia per gli occhi” e, in una delle sequenze conclusive, per esempio, ad accompagnare il rifiorire della città non troviamo un brano orchestrale bensì la beatlesiana “Here Comes The Sun” cantata da Sheryl Crow. Si tratta infatti di una pellicola che, seppure destinata principalmente ai bambini, è nel contempo ricca di riferimenti e battute che sicuramente spettatori di quattro o cinque anni non potrebbero mai capire. Le atmosfere da fiaba, quindi, vengono sempre stemperate e a prevalere è una satira a tratti – forse – fin troppo scoperta.
Nel complesso un buon film, anche se l’animazione digitale, ultimamente, ha proposto – e il riferimento a “Ratatouille” della Pixar è scontato – molto, ma molto, di meglio.

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