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Il tempo che ritorna

Il regista Davide Manuli la definisce «un’operazione retrò, d’altri tempi, dall’ampio respiro cinematografico»: “Beket” è una reinterpretazione sui generis di “Aspettando Godot” (ma i riferimenti cine-letterari e musicali sono molteplici), un piccolo lungometraggio in b/n e girato in pellicola super 16 nato nel 2008 e amatissimo dai festival, da Locarno, dove ha vinto il Premio della critica indipendente, al Miami Film Fest che lo ha scelto come miglior film d’avanguardia. Nelle sale vere, però, c’era arrivato poco e male. Ci torna ora, grazie all’impegno di Distribuzione Indipendente (sulla pagina facebook i cinema che lo proiettano), mentre tra i cinefili sale l’attesa per il nuovo film di Manuli, “La leggenda di Kaspar Hauser” che si vanta di aver portato Vincent Gallo a recitare «negli stagni di Cabras» e che sarà al cinema, dopo un lungo percorso festivaliero, dal 13 giugno.

OneLouder

Un tempo circolare nel quale i personaggi galleggiano non smarriti ma pieni di voglia di lottare. Contro cosa, nessuno può saperlo.
Un’idea del ballo come modo ossessivo e insensato per abitare uno spazio immobile e imporre su di esso il proprio essere vivi.
Musica nonsense (ci sono anche gli Skiantos, complice la presenza di Roberto “Freak” Antoni nel cast). Dialoghi criptici, citazionisti e divertenti.
“Beket” è questo e molto altro. Un po’ fine a se stesso ma da (ri)scoprire.

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Contro

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