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  • Biancaneve E Gli 007 Nani

    Diretto da Steven E. Gordon, Boyd Kirkland

    Data di uscita: 02-10-2009

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Se questa è una fiaba voglio svegliarmi

Principessa per eccellenza, Biancaneve – pelle candida e capelli d’ebano – è la protagonista del primo lungometraggio Walt Disney, un capolavoro che segnò per sempre la storia del cinema d’animazione. Lo stesso, però, non si può certo azzardare per “Biancaneve E Gli 007 Nani”, sequel di quel “Cenerentola E Gli 007 Nani” apparso nei cinema italiani nella primavera del 2008.

Animazioni sgraziate, 3D ridotto all’osso e un character design per nulla accattivante sarebbero difetti anche trascurabili se, d’altro canto, avessimo battute spiritose, una trama che incolla alla poltrona e personaggi credibili. Invece alla base di “Biancaneve E Gli 007 Nani” c’è un gioco trito e ritrito: deformare le fiabe della tradizione inserendo elementi contemporanei. come cellulari, feste alla moda e improbabili colonne sonore poppeggianti. E la domanda sorge spontanea: non c’erano già il frizzante humor di “Shrek” e la dolcezza briosa di “Come D’Incanto”? Del tutto superfluo, il nuovo “Happily N’Ever After” – questo il titolo originale della serie – non diverte né adulti né bambini.

Senza contare che l’edizione italiana aggiunge a tutti questo difetti un doppiaggio reso a dir poco imbarazzante dalle prestazioni di Antonella Clerici – ultra 40enne dalla voce a tratti roca che, senza rispetto alcuno della dizione, rende viva l’adolescente Biancaneve – e di Jerry Calà, in grado di dare “libidine” anche allo specchio magico della strega-matrigna di turno. Che dire? Citiamo soltanto il sottotitolo italiano del film: “Non ci sono più i nani di una volta”.

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Alberi monolitici, superfici troppo-piatte, texture da Playstation 2, Antonella Clerici (non in sé, anzi, ma sicuramente in questo film), Jerry Calà (un po’ anche in sé), canzoncine di sottofondo, kitsch estremo: insomma, un unico gigante, totale, difetto. Ecco “Biancaneve E Gli 007 Nani”.

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