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Quanto siamo razzisti in fondo?

Neri? Persone di colore? Negri? Qual è la parola più politically correct per definire chi ha la pelle scura? Ed è poi vero che le donne africane hanno il sedere a mandolino e il ritmo della musica nel sangue? Cristina Comencini, in questo “Bianco E Nero”, non dà certo una risposta, però mette in mostra, uno dopo l’altro, tutti i luoghi comuni in materia, il razzismo strisciante così come l’ipocrita, e spesso vuoto, anti-razzismo di coloro che devono, anche contro ogni giustizia, giustificare sempre e comunque il “diverso”. A questo scopo viene dispiegato un intero sistema di personaggi: lui, Carlo (Fabio Volo: è sempre lui, nel bene e nel male!) trentenne anonimo che lavora nell’informatica; lei, Elena (Ambra Angiolini: quasi sorprendente, anche se non proprio in tutte le sequenze), la moglie, impegnatissima in un’associazione umanitaria pro-Africa; e poi ancora: lui, Bertrand (Eriq Ebouaney), storico africano; lei, sua moglie Nadine (Aïssa Maïga, semplicemente fantastica), affascinante senegalese desiderosa di sentirsi pienamente normale nella società italiana.
Dopo il classico colpo di fulmine, tra Carlo e Nadine scoppia la tresca e questo mette in moto un po’ tutto. Elena, così scopertamente anti-razzista, scoprirà quanto in realtà il pregiudizio e la staticità sociale siano ancora una sorta di patrimonio genetico, terribilmente difficile da estirpare.
Il film ha sicuramente valore – così è stato anche considerato dal Ministero dei Beni Culturali – e, prevedendo il futuro, sarà uno di quei piccoli “classici” da passare e ripassare in televisione. Tutto questo grazie a una struttura solida e a caratteri psicologici ben riconoscibili. Qua sta però anche il difetto più grande della pellicola, forse troppo delineata, troppo bianco o nero per il tema scelto. Però se questo serve a entrare in comunicazione anche con uno spettatore poco smaliziato, sempre visto il tema scelto, è un procedimento più che benvenuto.

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