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Un chirurgo da shoujo manga

Sempre una scommessa portare un genio del fumetto come Osamu Tezuka sullo schermo, piccolo o grande che sia. E con questa mini-serie dedicata al medico senza licenza “Black Jack”, oggi in un cofanetto pubblicato Dolmen e Yamato Video, la scommessa è ancora più grande.

“Black Jack” – 25 volumetti editi anche in Italia da qualche anno – è tra le serie più affascinanti del dio del manga. Protagonista è il chirurgo Black Jack, capace di compiere, con il suo bisturi, veri e propri miracoli: da trapianti mozzafiato a trasformazioni di esseri umani in volatili.
Che rimane di questo fumetto, intriso della consueta ironia tezukiana, nella trasposizione in episodi animati ad opera di Osamu Dezaki, regista di serie cult come “Lady Oscar” o “Caro Fratello? La risposta è: ben poco.
Dezaki crea, sopra alcuni punti fermi del soggetto tezukiano, un’opera tutta sua, fatta di storie dense di pathos e di catartici fermo immagini colorati a pastello che sembrano fuoriusciti direttamente da uno shoujo manga. Molto rappresentativo, in questo senso, il secondo episodio, “Processione funebre”, in cui alcune adolescenti si ritrovano immerse in un turbine di sofferenze, con un finale decisamente tragico.
Anche il character design è tipico di un manga per ragazze anni Novanta, con occhi luccicanti e ciglia ben visibili. E così gli sfondi, che spesso si riempiono di gabbiani, fiori, folate di vento e tutto quanto possa rendere più forte e intensa l’atmosfera.

Non è “Black Jack”, verrebbe da dire. E l’effetto potrebbe non essere dei migliori, specialmente perché la mini-serie si apre con un episodio davvero poco riuscito, sia nella sceneggiatura che nei disegni. Ma è tutto un crescendo. E la serie, nel suo complesso, non può che dirsi promossa.

OneLouder

È un po’ come una cover musicale questo “Black Jack”! Un esperto dello shoujo manga fa suo uno dei classici di Osamu Tezuka… All’inizio si pensa: ma come ha potuto? Poi, però, specie se da piccoli si è stati fan di Lady Oscar, anche questo “Black Jack” comincia a piacere… E dai, un po’ di pathos femminile non fa male a nessuno, neanche a Tezuka!

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Contro

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