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Vampiri in preda al delirio

Seguito del primo episodio diretto da Stephen Norrington, e basato sull’omonima serie a fumetti della Marvel, “Blade II” vede il nostro eroe – un mezzo vampiro che lotta per salvare l’umanità – costretto a coalizzarsi con i suoi antichi nemici per debellare una stirpe di vampiri mutanti, più potente, spietata e che non disdegna il cannibalismo.

Lo spunto è interessante e i temi toccati – l’ambiguità della situazione, i dilemmi di Blade, addirittura un accenno alla pericolosità dell’ingegneria genetica – non sono affatto scontati. Ogni occasione di trasformare il tutto in qualcosa con un minimo di spessore viene però sistematicamente stroncata.
Manca ogni analisi psicologica non solo su Blade, ma anche sul suo mentore Whistler, che si immaginerebbe piuttosto turbato, dopo anni di prigionia tra i vampiri. Invece, per rispondere alla domanda sul come si sente, non riesce a trovare nulla di meglio delle immortali parole: “Come una cacca pestata”.

La trama si trascina facendo leva sulla fragilità della tregua tra Blade e il commando di vampiri a lui assegnato, con i personaggi che si comportano spesso in maniera del tutto insensata, al solo apparente scopo di dare il via a un nuovo combattimento. Clamorosa è la bizzarra tattica diplomatica dei vampiri ambasciatori, che tentano di ammazzare Blade in ogni modo prima di decidersi ad avanzare la loro proposta di alleanza.

Tra i pochi pregi, le ambientazioni dark e claustrofobiche, costruite nei particolari e la grande cura per i costumi e gli effetti speciali. Molti i richiami ai film dello stesso genere: l’aspetto ributtante dei mutanti è un chiaro omaggio a “Nosferatu”, e guardando le loro magnifiche zanne estensibili non si può non pensare a “Predator”.

Fantastiche anche le coreografie dei combattimenti, che però possono essere apprezzate appieno – l’entusiasmo scema velocemente – solo da chi è davvero appassionato del genere.

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