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Le ragazze terribili di Sofia Coppola

A Los Angeles esci la sera e incroci Kirsten Dunst al pub. La villa di Paris Hilton è a pochi passi e scambiarsi messaggi con Jude Law è solo una questione di abilità tecnologica, più che relazionale. E del resto tutto, qui come altrove, è a portata di click, i ragazzini vivono in simbiosi con i propri smartphone e l’affermazione sociale passa anche da facebook.

Presentato all’ultimo Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, “The Bling Ring” si ispira a fatti realmente accaduti e raccontati dalla giornalista Nancy Jo Sales su Vanity Fair nel 2010 (e più tardi in un libro): un gruppo di adolescenti losangelini passa le notti rubando denaro, vestiti, scarpe e oggetti di lusso dalle enormi e ricchissime case delle star. Un po’ per gioco, un po’ per essere guardati con invidia dai coetanei e un po’ perché «adoro lo stile di Audrina Patridge, scopriamo dove abita».

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Sofia Coppola mette in scena – filmando con la consueta, elegantissima sicurezza – delle dinamiche che ognuno di noi può (ri)conoscere, dal desiderio adolescenziale di considerare le celebrità come propri pari, che c’è sempre stato, all’oversharing da social network, come lo chiama la stessa Coppola, che invece è cosa recente. L’elemento straniante, almeno ai nostri occhi, è dato dal contesto ambientale di Los Angeles, che annulla le distanze e permette di trasformare in azioni reali quelle che in un’altra città sarebbero rimaste semplici fantasticherie. Lo sguardo è critico ma non cattivo, distaccato ma affettuoso, ironico e mai morboso. E i giovani attori sono perfetti.

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