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Il Satyricon, Mastorna e gli altri amici dei sogni

La storia della realizzazione di questo documentario televisivo comincia così: “Un giorno, un certo Peter Goldfard (in italiano Pietro Colordoro) ha insistito perché io mi facessi intervistare in una sua trasmissione televisiva chiamata Sperimental Hour: un programma di cinquantacinque minuti messo a disposizione di personalità della cultura e dello spettacolo perché si sbizzarrissero a fare ciò che volevano. Picasso aveva disegnato cartoni: un successo enorme. Strawinski aveva diretto le prove di un concerto, suonato, chiacchierato. Naturalmente, non era vero niente.” (“Fare Un Film”, Federico Fellini, Einaudi). Comunque sia, visto che Fellini aveva firmato un contratto con la NBC, ne venne fuori un film che doveva essere un documentario televisivo sulla poetica del regista riminese, con un’anteprima sul nuovo film in lavorazione, il “Satyricon”, e invece è “un vero e proprio tv-movie, in bilico tra finzione e saggio” (Morando Morandini, “Dizionario Dei Film”, Zanichelli). Insomma, non ci si poteva mica aspettare, da uno come Fellini, un documentario rispondente ai canoni televisivi di una rete privata, con un’intervista fiume piena di ricordi, aneddoti, e magari anche qualche pettegolezzo. Ecco allora uno splendido autoritratto in cui Fellini ci dice che la sua adesione alla realtà è soggettiva, emozionale, con forte tendenza alla caricatura in funzione demistificatoria, ad una creatività sfrenata in cui i personaggi abitano i sogni del regista e gli tengono compagnia. In questa dimensione onirica, da fumetto, si nascondono l’angoscia, le rabbie, gli stupori di un uomo che ha sempre compreso molto bene le persone

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