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Nick Murphy a scuola da Clint Eastwood

Inghilterra, cittadina della costa. I due fratelli Fairburn – Joe quello duro, Chris il più fragile e riflessivo –, due detective della polizia, indagano sull’omicidio di una ragazza di dodici anni. Il principale indiziato è Jason Buleigh, giovane uomo disadattato che vive la propria esistenza tra la casa – e la madre – e la chiesa.

Le prove a sostegno della sua colpevolezza non bastano però a inchiodarlo, e i due Fairburn, figli di un ex capo del dipartimento della polizia locale che non nascondeva di far uso di metodi piuttosto violenti, decidono – in una notte ad alto tasso alcolico – di fare giustizia da sé. Ma Joe perde il controllo e finisce per ucciderlo. Ben presto si scopre però che il colpevole non è lui e i due fratelli si ritroveranno prigionieri della propria coscienza e delle indagini del resto del corpo di polizia.

Tratto dalla miniserie tv del 2004 “Conviction”, “Blood” è il secondo lungometraggio di Nick Murphy, già regista televisivo, dopo il film del 2011 “1921 – Il Mistero Di Rookford”.

OneLouder

Intimista e terribilmente cupo, “Blood” per molti versi ricorda le atmosfere di “Mystic River” di Clint Eastwood. E se pure non lo eguaglia, ne accoglie la lezione principale: sviluppare la tensione senza necessariamente abusare dell’azione. Anzi, qui tutta la tensione si gioca dentro la coscienza del personaggio principale, Joe, attorno al quale si muove tutto il film. Sicuramente un buon film, che rende molto fiduciosi sulla futura carriera di questo regista nato sul piccolo schermo.

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Contro

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