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Un reportage coperto di sangue

Paul Greengrass, giornalista e documentarista, veste i panni del testimone oculare per “Bloody Sunday”, la Domenica di Sangue assurta agli onori delle cronache come teatro del massacro di tredici giovani dimostranti irlandesi da parte dell’esercito inglese.

Il 30 Gennaio 1972 si prepara una manifestazione per i diritti civili, contro l’internamento senza processo da parte delle autorità britanniche nei confronti dei partecipanti ai sempre più frequenti disordini provocati dagli agitatori cattolici.
Il regista inglese imbraccia la sua videocamera digitale e viaggia nel tempo per immergerci nei tragici fatti, con istantanee dai colori tendenti al bianco e nero che fotografano efficacemente gli stati d’animo dei partecipanti alla manifestazione. Si sfuma da una posizione all’altra, percependo direttamente il crescere della tensione, prima, e quello del dolore, dopo la sparatoria.

I protagonisti su cui si soffermano le immagini tremolanti e decentrate rappresentano tutte le parti in causa, da una parte i sostenitori della lotta pacifica, che incontrerà in questa giornata una sconfitta decisiva, e i ragazzi più focosi e destinati ad alimentare le schiere dell’IRA negli anni a venire. Si dice anche a causa dell’intervento maldestro delle forze dell’ordine, la cui anima moderata ha decisamente la peggio nei confronti del brutale corpo dei paracadutisti, giustificati dalle successive inchieste governative.

“Bloody Sunday” è e resta una riconosciuta opera di finzione, ma sembra davvero avere la forza di un documentario, un realismo spoglio e una crudezza adeguata al soggetto. I protagonisti vivono, e ci fanno vivere, la pellicola in modo concitato e da questo, oltre ad un chiaro giudizio morale, emerge forte anche la disgraziata fatalità che ha giocato un ruolo decisivo nel risvolto sanguinoso di quella che doveva essere una manifestazione pacifica. Incisiva metafora, nel suo complesso, di un tracollo di violenza che ha bagnato di sangue molti anni di storia.

La domanda è: quando la smetteranno le religioni di spargere sangue piuttosto che salvare anime?

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