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  • Boogeyman 2 – Il Ritorno Dell’Uomo Nero

    Diretto da Jeff Betancourt

    Data di uscita: 04-07-2008

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Chi ha paura dell’Uomo Nero?

Dopo il primo episodio diretto da Stephen Kay, la Ghost House Pictures ci riprova. E questa volta, dietro la cinepresa, piazza l’esordiente Jeff Betancourt, già artefice del montaggio di “The Grudge”.
“Boogeyman 2 – Il Ritorno Dell’Uomo Nero” parte sempre dalla paura più ancestrale che ogni bambino – di qualsiasi cultura e nazione – prova nei suoi primi anni di vita: l’Uomo Nero.

Il film si apre con un’allegra festa di famiglia – in cui già, però, si intuisce che qualcosa andrà storto – e con la presentazione dei due protagonisti, i fratelli Laura e Henry Porter. Il maschietto, nonostante gli undici anni suonati, ha ancora paura di andare in bagno da solo dopo il tramonto. Nel buio, infatti, si potrebbe nascondere proprio l’Uomo Nero. È così che la terribile creatura delle tenebre fa il suo ingresso nel ritratto di famiglia, uccidendo, senza pietà e sotto lo sguardo terrorizzato dei due figlioletti, papà e mamma Porter.

Trascorrono dieci anni e Laura, ancora in preda a incubi e psicosi, viene convinta dal fratello a ricoverarsi presso la clinica psichiatrica Hillridge, isolata – anche telefonicamente – dal resto del mondo. Qui, grazie a un progetto condotto dalla Dottoressa Jessica Ryan, è stata radunata una manciata di giovani ognuno con una fobia diversa. Chi ha paura di ingrassare. Chi è terrorizzato dai germi. Chi, ancora, non riesce a sopportare il buio.
Con l’arrivo di Laura, è pronto a fare il suo ritorno alla Hillridge anche l’Uomo Nero, che qui prende sembianze e fattezze tremendamente reali. Tanto reali da sterminare, uno a uno, tutti i giovani pazienti. Sfruttando le singole fobie, la creatura dedica ad ognuno una morte appropriata, da vero contrappasso dantesco.

È vero: “Boogeyman 2″ a tratti può spaventare. Quindi si potrebbe anche dire che l’intento dell’opera è stato pienamente realizzato. È anche vero però che, per spaventare, vengono usati mezzucci davvero da b-movie come apparizioni improvvise con tanto di enfasi sulla colonna sonora o, ancora, scene splatter a volte davvero fantasiose e bizzarre.
Un po’ giocato sulla psicologia, un po’ sulla classica domanda chi è l’assassino?, “Boogeyman 2″ non colpisce mai realmente nel segno. Qualche lezione in più alla scuola di Stephen King non avrebbe certo guastato.

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