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Bottecchia, L’Ultima Pedalata

Un mito Italiano

“Era un ciclista dei tempi belli!” commenta un’anziana signora di Gemona alla domanda della regista su chi era Bottecchia.
1924-1925: nasceva un eroe del ciclismo italiano, il “muratore del Friuli” andava a vincere per ben due anni il Tour de France, un ciclista anziano visto che diventava professionista a 27 anni, ma bramoso di vincere e di poter portare a casa soldi, perché ricordiamoci che era appena finita la guerra e un pover uomo stentava a vivere.
Un documentario che spazia dai tempi nostri, con interviste ad appassionati ed esperti nel settore, a testimoni di quello che fu il caso Bottecchia ai tempi del bianco e nero, che testimoniano le volate dell’eroe e ne riportano i tratti più umani. Musichette fasciste si intervallano a racconti di chi aveva un eroe e l’ha perso misteriosamente.
Il “caso Bottecchia” scosse sia il mondo ciclistico sia l’Italia, il 3 giugno 1927 venne trovato per terra agonizzante lungo una strada di Peonis, frazione di Trasaghis (UD); fu portato all’ospedale di Gemona del Friuli ove morì 12 giorni dopo.
Omicidio commissionato?
Divergenze politiche?
Morto perché aveva rubato un grappolo d’uva?
Domande, voci che girano tra i paesini, testimoni, tutto a creare un mosaico attorno alla sparizione di un uomo.
Ma chi era Ottavio Bottecchia?
Il termine povero uomo ne descrive a pieno la posizione sociale, correva più per soldi che per passione, portava sempre la stessa divisa, visto che non ne possedeva altre, e rincasava con la “sacchetta” (razione di cibo data ai corridori per far fronte alle gare) intatta, solo per poter far mangiare la sua famiglia, aiutato dalla Gazzetta dello Sport con raccolta di soldi nazionale per costruirgli una casa.
Era un italiano che aveva combattuto la guerra come bersagliere in bicicletta, compiendo azioni tra il folle e l’eroico, come la fermata degli austriaci portando in salvo la preziosa mitraglietta, che le valsero una decorazione di bronzo al valore, che portava sempre con sé ad ogni corsa.
Forse era anche un personaggio scomodo, visto che fece arrabbiare qualche potente per aver osato chiedere una liquidazione più alta della morte del fratello. O forse dava fastidio ai corridori francesi, che si vedevano portare via il successo. O probabilmente nessuna di queste ipotesi è reale e si trattò soltanto di un incidente.
Dalla voce di testimoni come il Don Nello Marcuzzi, dal giornalista Gianni Mura, dai parenti Renato Zardellon e Franco Bottecchia e dal lavoro della regista De Antoni, si delinea la figura di un mito italiano, di quelli poco conosciuti ma in grado di evocare a chi è rimasto e a chi ne ha sentito i racconti. Ammirazione e un sorriso, perché alla fine gli eroi sono semplicemente uomini in grado di sfidare la Storia e il Ricordo.

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