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  • Bride Wars – La Mia Migliore Nemica

    Diretto da Gary Winick

    Data di uscita: 20-02-2009

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Anne e Kate stanno per sposarsi

Davvero le ragazze belle, ricche, in carriera, e per di più giovanissime, di Manhattan hanno come unico desiderio quello di convolare a nozze il prima possibile? Secondo “Bride Wars – La Mia Migliore Nemica” sembra proprio di sì. Dopo aver lottato per decenni per diventare working girls e acquisire pari opportunità, le newyorkesi under-30 del nuovo millennio sorprendentemente invertono la tendenza e tornano alle smanie per il matrimonio.

Ma nel 2009 le promesse spose non sono più sognanti e ingenue fanciulle stile anni ’50, tutte in attesa del principe azzurro, bensì agguerrite fidanzatine cariche di isterica aggressività e pronte a tutto pur di superare le amiche nell’imbastire la cerimonia del secolo.

Come Liv ed Emma (rispettivamente Kate Hudson e Anne Hathaway), cresciute insieme, e la cui amicizia ha avuto come principale collante un sogno condiviso: organizzare il matrimonio perfetto nel tempio di tutte le cerimonie, il leggendario Hotel Plaza. Una volta cresciute e in età da matrimonio, ricevute contemporaneamente dai rispettivi fidanzati le sospirate richieste con anello incorporato, le due si lanceranno in una frenetica competizione per organizzare il miglior matrimonio e nel contempo rovinarlo all’amica.

Commediola agrodolce, ma più dolce che agra, al di là di qualche frizzante momento di sana cattiveria nel demolire certi usi e costumi di un piccolo e alquanto vacuo universo femminile, il film di Gary Winick (“30 Anni in un Secondo”), non arriva ad essere davvero interessante.

Per quanto riesca in parte a portare avanti una riflessione sull’amicizia tra donne non del tutto scontata, si direbbe piuttosto una pellicola indirizzata in più punti a un pubblico di giovanette assuefatte al consumismo, ossessionate dalla perfezione fisica, e che credono che la felicità sia tutta nell’avere un’acconciatura impeccabile e un anello di fidanzamento al dito. Anche la morale finale del film sembra messa lì appositamente per loro, mentre può risultare stucchevole ad altre categorie di spettatori.

Francesca Ippolito
[PAGEBREAK] Il diavolo e l’acqua santa verso l’altare

Se è vero che, in una logica di cronaca piuttosto spicciola, i matrimoni – specie quelli religiosi – diminuiscono e, invece, i divorzi fanno registrare un vistoso segno più, c’è ancora qualcuno che nel matrimonio ripone tutte le proprie speranze di vita. Contrariamente alla timorosa Julia Roberts di “Se Scappi Ti Sposo”, le due protagoniste di “La Mia Migliore Nemica” – brutta traduzione per “Bride Wars” – non desiderano altro che un matrimonio da fiaba.

Tutto comincia con l’infanzia e con la coloratissima scatola del matrimonio di Liv ed Emma, due amiche per la pelle che, fin dalla più tenera età, sognano di sposarsi in giugno al Plaza Hotel. E allora che succede quando, per un fatale errore, l’organizzatrice di matrimoni più richiesta della città – che è anche la narratrice semi-esterna del film – fissa per entrambe la stessa data di nozze? La risposta è semplice, e il titolo può venire in aiuto: esplode la guerra, ovviamente.
Ed è proprio questa guerra l’aspetto più divertente della pellicola. Le due sono infatti come il diavolo – che in questo caso veste uno strettissimo Vera Wong – e l’acqua santa. Liv, Kate Hudson, è un avvocato di successo: frangiona bionda, ex bambina cicciona e ora donna d’acciaio, con una determinazione rara. Emma, Anne Hathaway, è la più dolce della coppia: capelli neri sulle spalle, volto angelico e una dolcezza che disarma.

Ma non tutto è come sembra. Ed è così che le due si scopriranno entrambe un po’ diavolo e un po’ acqua santa. Ognuna si divertirà ad architettare scherzi terribili all’altra – una tinta sbagliata, una dose esagerata di autoabbronzante, tanto per citare gli esempi più divertenti – ma alla fine, si sa, l’amicizia sarà l’unica a trionfare. Senza rovinare a nessun lettore in ascolto la sorpresa, si sappia soltanto che una delle due non si sposerà, ma che entrambe, un anno dopo quella fatidica giornata di giugno, rimarranno incinte. Più lieto fine di così, insomma, si rischia davvero la nausea.

Paolo Valentino

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