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Fratelli di sangue

“Brothers” è il remake di un film della regista danese Susanne Bier, “Non Desiderare La Donna D’Altri”. La vicenda gira intorno alla famiglia di Sam Chill (Tobey Maguire), capitano dei marines sposato con la ragazza conosciuta al liceo e con la quale ha avuto due bambine, è l’archetipo del padre e marito perfetto: premuroso, amorevole, responsabile. Suo fratello minore è l’esatto opposto: spesso in carcere per furti e rapine, ha un carattere irrequieto e infantile e non è visto di buon occhio né dalla cognata né da suo padre, che lo considera la sua disfatta personale, cosa che ama ricordargli in ogni occasione.

La presunta morte di Sam durante una missione in Afghanistan costringerà suo fratello a crescere e diventare un uomo adulto e responsabile. Ma il suo ritorno dopo mesi passati in un campo di prigionia giungerà a rompere l’equilibro familiare faticosamente raggiunto.

Il film è quindi diviso in due parti, la prima, più lunga, quella che narra l’elaborazione del lutto ed il ritorno alla quotidianità per tutti i suoi familiari, a partire dalla moglie devastata dalla perdita che riacquista fiducia grazie all’amore e al supporto delle due bambine e del cognato. La seconda parte, quella del ritorno, affronta invece frettolosamente il trauma del marito reduce, tornato alla tanto agognata vita civile ma incapace di riadattarvisi.

“Brothers” è un film potenzialmente interessantissimo per le questioni morali sollevate, questioni che non conoscono un’unica risposta: fino a che punto è consentito spingersi, in guerra, per sopravvivere? Come è possibile sopportare il peso di scelte tanto estreme? Come si può tornare alla vita di tutti i giorni?

L’esito non è purtroppo all’altezza di un compito tanto delicato. Il film sconfina troppo spesso nei toni della soap opera, è narrato in modo prolisso e didascalico senza mai andare a fondo dei tanti interrogativi e senza esplorare il complesso rapporto che unisce i due fratelli del titolo. A salvarlo da una feroce stroncatura ci sono i suoi ottimi interpreti, a partire dai tre protagonisti, che rivestono i loro ruoli con emotività e carica drammatica degni di una tragedia di Sofocle.

OneLouder

Per assurdo, il film dà il meglio di sé nelle scene da commedia romantica. Se Jim Sheridan avesse abbassato il tiro concentrandosi su quel triangolo amoroso che gli ammiccanti poster in giro per mezza italia lasciavano presagire avrebbe ottenuto risultati di gran lunga migliori.

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