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Il lato B di Borat

Se pensavate che “Borat” fosse il film più assurdo e irriverente mai visto, vi sbagliavate: “Brüno” è molto peggio.

Sacha Baron Cohen si reinventa nei panni di Brüno, un gay pazzo per la moda, conduttore di un famoso programma di moda.
Ha una sola missione: diventare la più grande celebrità austriaca, dopo Hitler.

Per perseguire il suo obiettivo Brüno, come Borat, dà il via ad una serie di scenette talmente assurde che si stenta a credere nell’inconsapevolezza dei protagonisti.
Con naturalezza, ad esempio, Brüno si imbuca nel backstage della sfilata di Agata Ruiz de la Prada durante la settimana della moda milanese con un completo di velcro, uscendo in passerella sommerso dai vestiti.
Brüno presenta ai produttori di un noto network americano la prima puntata del suo nuovo show, dove balla a ritmo di techno dance con un completo leopardato e fa cantare e ballare le sue parti intime; arriva fino in Cisgiordania per incontrarsi con il leader del gruppo terroristico Al-Aqsa insultandolo durante l’intervista per farsi prendere come ostaggio.
Fa qualunque cosa pur di diventare famoso, finché non capisce che è la sua troppo evidente omosessualità a impedirgli di essere preso sul serio; comincia così un processo di “de-omosessualizzazione” con un “convertitore di gay”, che lo porta in un accademia militare, ad una battuta di caccia e all’”etero-pride day”, regalandoci momenti di follia, se possibile, maggiori dei precedenti e anche una tragicomica riflessione sull’omofobia.

Il film alterna nel corso della durata picchi di volgarità degni del miglior “film di natale” e momenti di forte ironia, dettata dalla totale assurdità della visione; ma in definitiva, non è che Borat con un completo di D&G.

OneLouder

Sacha Baron Cohen ha dimostrato con Borat la sua faccia tosta, e questa sua nuova metamorfosi ce la ripropone in una nuova veste: quella leopardata e superglamour di Brüno: più assurdo di Borat e più volgare di Ali – G.
Il film offrirebbe anche degli spunti di riflessione sulla superficialità del mondo della moda, sull’omofobia e sulla violenza ad essa legata, ma soprattutto sul mito della celebrità, che come un canto di sirena annebbia il cervello della gente.
Tutto ciò è però soffocato da una tale raffica di oscenità e idiozie da abissare qualunque cosa, anche il livello del film; la cui assurdità, non si può negare, in alcuni momenti fa davvero ridere.

Pro

Contro

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