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Burn After Reading – A Prova Di Spia

La tragedia impossibile

Definirlo parodia di una spy-story è riduttivo. Certo, c’è la demistificazione del genere, ma il fulcro vitale del film, quello per cui vale la pena andarlo a vedere – oltre all’ironia devastante, divenuta ormai un marchio della premiata ditta Coen – sfugge.

Questa volta gli interpreti più acuti e feroci del mito a stelle strisce ci pongono di fronte alla destrutturazione di un linguaggio (quello del thriller), lo contaminano con la commedia, e lo rinnovano. E, sorpresa, ne esce un film rigoroso, che utilizza il ritmo spericolato della commedia e quello, basato sull’alternanza di suspense e precipitazione degli eventi, proprio del thriller. Non ci sono le invenzioni esilaranti de “Il Grande Lebowsky”, e neanche quelle visionarie di “Fratello dove sei?”.

È un film che assomiglia molto di più a “Fargo”, perché domina l’assurdo, capace poi di scatenare la catastrofe. La storia è un turbine: il ritrovamento casuale in una palestra delle memorie di un analista della CIA (John Malkovich), licenziato perché alcolizzato, fa incrociare le vite di quattro personaggi alle prese con i propri fallimenti, degli idioti di un cinismo mostruoso, come il personaggio di Tilda Swinton, o più simpatici, come il personaggio di Brad Pitt, davvero sorprendente nel ruolo di un personal trainer che “mastica gomme, tracanna Gatorade a più non posso, e ha il cervello bruciato a forza di ascoltare l’iPod“, come ammette egli stesso. I personaggi sono spinti dalla loro nullità, e pagano pesantemente le loro azioni.

Le loro motivazioni sono semplici: trovare i soldi per una serie di interventi di chirurgia plastica, divorziare da un marito fallito, e quindi economicamente non più appetibile, passare da un letto all’altro. Viene il sospetto che i Coen abbiano centrato in pieno il ritratto dell’uomo di questo tempo. La tragedia dell’uomo senza qualità. Una tragedia impossibile.

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