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Cinema realista (con un occhio a Loach)

Il cinema duro e puro di Ken Loach continua a generare adepti nuovi e meno nuovi. È il caso di questo “Burnout“, pellicola tedesca che pare una sorta di “Ladybird Ladybird” con cambio di ambientazione. La protagonista Pelin è una giovane madre single, di origine turca, che cresce da sola tre figli di altrettanti padri nel degradato quartiere Wedding di Berlino. La sua scorza emotiva è indurita ma il suo vitalismo e la voglia di cercare l’amore sono ancora forti. Il suo attuale compagno è un “bad boy” che la mette nei guai per una storia di spaccio di droga. A Pelin non resta altro che accettare di andare insieme ai suoi figli in una comunità di recupero, un luogo che porterà nuovi problemi ma anche qualche sprazzo di luce.

OneLouder

Speriamo davvero trovi una distribuzione canonica questa pellicola passata nel Concorso Ufficiale del Giffoni Film Festival. È un esempio di cinema duro, senza compromessi, calato nel contesto sociale in cui è ambientato, con facce e caratteri “veri”, ai quali ci si affeziona subito. L’attrice protagonista Maryam Zaree è davvero brava ed incredibilmente bella, interpreta un personaggio che continua a sbagliare tutte le scelte della sua vita eppure si empatizza immediatamente con lei. La regia della Freytag è impeccabile, ponendo la sua problematica protagonista sempre al centro della scena. Il film è stato realizzato due anni fa, questa del passaggio festivaliero è l’ultima occasione per un rilancio. Auguri.

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Contro

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