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Cadaveri e Compari come pizza e mandolino

È il 1986. Domanda: cosa separa il declino cominciato con “Omicidio A Luci Rosse” dal successo cosmico de “Gli Intoccabili” (1987)? Risposta: “Cadaveri E Compari”, commedia diretta da un De Palma sorprendentemente schietto e minimalista.
Harry Valentini e Moe Dickstein, scagnozzi del boss mafioso Anthony Castelo, attraverso continue umiliazioni e incarichi ingrati sognano di aprire un ristorante di
cucina italo-ebraica. Quando il capo affida loro il compito di scommettere su dei cavalli, l’occasione di darci un taglio si fa ghiotta…

Come in ogni commedia del filone mafioso italo-americano non potevano certo mancare tutti gli stereotipi e le macchiette del genere: il cibo, la parlata, il bisogno
compulsivo di ridere/gridare/dimenarsi/gesticolare/incazzarsi senza motivo apparente e non necessariamente in quest’ordine ma, cosa più importante, senza che
l’uno escluda l’altro.

Detto questo il film risulta abbastanza gradevole, non tanto per la trama un po’ anonima quanto per la vulcanica verve di De Vito in coppia con l’altrettanto scoppiettante Piscopo.
C’è un “però”. Come spesso accade (specialmente in Italia) al doppiaggio spetta un ruolo decisivo, in questo caso con effetti negativi sulla resa complessiva, specie per quel che riguarda l’atmosfera.
Conferire ai dialoghi la stessa effervescenza del mitico Danny di certo non deve essere cosa facile, viene però da chiedersi se visto il tema del film non si potesse fare qualcosina di più. Per il resto le gag e le situazioni comiche sono abbastanza prevedibili e dalla risata facile, come del resto il finale; il regista decide di eclissarsi completamente dietro alla macchina da presa dirigendo il tutto in modo impersonale ma comunque pulito ed efficace.

Per chi cerca l’umorismo verace del trittico pizza/mandolino/mafia troverà in “Cadaveri E Compari” la giusta ora e mezza di intrattenimento. Per gustarlo al meglio si
consiglia la visione in lingua originale coi sottotitoli in italiano.

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