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Il truffatore truffato

Se esistesse il curriculum vitae del perfetto truffatore, alla voce abilità e competenze conterrebbe le seguenti pratiche: giocare, bluffare, recitare, sedurre. In altre parole, chi truffa deve essere bravo soprattutto nel creare l’illusione di realtà. Che è poi il fine principe dell’arte cinematografica. Non a caso, film sulla truffa e sui truffatori potremmo citarne a non finire, molti dei quali veri film-culto. Ed è proprio a questa tradizione che si rifà lo sceneggiatore francese Eric Besnard con “Ca$h”, alla sua prima prova da regista nel lungometraggio.

In una trama fitta di intrighi e colpi di scena, Besnard ci racconta le avventure di un gruppo di truffatori professionisti, i quali, dopo essersi studiati a vicenda nei rispettivi colpi e attività illecite, decidono di fare squadra per il colpo grosso: milioni di euro che riposano, sottoforma di diamanti, nel caveau di un albergo di lusso sulla costa francese. Dispiegato in tutta la sua perfezione attraverso l’uso dello split screen, il piano è un congegno di precisione millimetrica, ma ovviamente le cose non andranno come previsto, e nella prova di intelligenza fra truffatori che si ingannano a vicenda, l’ultimo pollo ad essere truffato sarà proprio lo spettatore.

Commedia elegante, un po’ cinica e molto glamour, “Ca$h” ha i suoi punti di forza nell’allestimento scenico ricercato, un cast a prova di ironia e seduzione (in cui spicca su tutti la nostra Valeria Golino/ispettore dell’EuroPol in versione caschetto liscio, come vuole l’ultima moda in fatto di donne doppiogiochiste), e in una discreta competenza nel citare un certo cinema francese e americano di fine anni Sessanta. Mentre il riferimento all’”Ocean’s Eleven” Soderberghiano, che nella tagline italiana “Fate il vostro gioco” si è addirittura spinto fino al copia e incolla, è ben più che una strizzatina d’occhio, e in fin dei conti si dimostra deleterio, non essendo il film di Besnard all’altezza del pur non illustre modello.

Definito dal regista film-champagne, “Ca$h” ha in effetti un buon grado di effervescenza, o più elegantemente perlage, ma, proprio come il pregiato spumante, finisce col causare giramenti di testa e una certa ubriacatura, dovuta ad un plot che nel suo intento di creare, scomporre e ricomporre continuamente la realtà filmica, rischia di confondere un po’ troppo le idee, togliendo allo spettatore il piacere di trovare l’inghippo e invitandolo in più di un’occasione a inserire il pilota automatico. Col risultato che il giorno dopo forse sentirà la testa vuota.

OneLouder

“Ca$h” è uno di quei film per cui quando esci dal cinema la prima cosa che pensi è: devo assolutamente imparare a giocare a golf, giocare seriamente a poker, giocare a biliardo e guidare un motoscafo, perché è chiaro che prima o poi nella vita sono queste le vere Cose Che Servono. Nelle femminucce poi si insinua una malsana voglia di recarsi il giorno dopo dal parrucchiere e tagliarsi i capelli a caschetto, arma indispensabile per far cadere ai propri piedi miliardari influenti e raggirare i peggiori criminali. I maschietti cominceranno invece presumibilmente a immaginarsi alla guida di auto di superlusso o immersi nei vapori di una sauna mentre giocano a poker sorseggiando whisky (anche nella sauna). Il cinema è sogno.

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