Home > Recensioni > Caramel

Donne sull’orlo di una crisi d’amore

Delicato. Se occorre un aggettivo al film è questo.
Delicato non è l’amore, dispettoso e doloroso com’è.
Delicata non è la donna: forte giocatrice, malpensante di natura.
Delicato non è nessuno dei trattamenti estetici di un salone di bellezza: strappi troppo violenti e acconciature indesiderate sanno far male.
Delicato non è l’odore di caramello, pungente come gli ingredienti del cattivo agire.
Delicata non è la convivenza tra religioni, gli accordi che illudono sanno dividersi lo spazio nel più ingiusto dei modi.
Delicata non è l’identità sessuale, quando a metabolizzarla è l’evidenza e non l’inconscio.
Delicato non è il passar del tempo, veloce e sconsiderato come si presenta.
Delicata non è la dignità umana, fin troppo sgarbata per fregarsene del suo figliol prodigo.
Delicato non è nessuno degli argomenti di questo “Caramel” libanese. Eppure il dolce aggettivo appare il più appropriato alla descrizione di quella piacevole sensazione post film, passionale e attraente senza né amplessi, né nudi.
La quotidianità di cinque donne si osserva tra phon, spazzole, cerette al caramello e smalti colorati in un salone di bellezza di Beirut. La sincerità è quella propria del mondo femminile. Lo sfondo ha i colori caldi di un oriente che sogna i divi francesi e aspetta l’America. Le protagoniste, in bilico tra la paura e l’attanagliamento all’amore, condividono la forza di credere in qualcosa di non tangibile. Che sia una speranza in un successo improbabile, l’attesa di un uomo che non verrà, un’attrazione da nascondere o una segreto da occultare, il loro coraggio oltrepassa le barriere del pensiero col solo racconto. Perché versare lacrime su un successo lontano, confidare un segreto, guardare gli occhi della persona che desideri e metterti in gioco per chi non ti raggiungerà mai in quella camera d’albergo addobbata a festa, ti lascia lascia addosso un carico scomodo e pe(n)sante.
Senza retorica, né toni drammatici Nadine Labaki, regista e protagonista del film, ci fa leggere una storia dal profumo speziato, ci mostra un quadro dai toni fiamminghi.
Non ci fa guardare dal buco della serratura, ci accompagna in quel salone, ci fa accomodare su una poltroncina in pelle e noi attendiamo, fiduciosi, il nostro nuovo bell’aspetto. E se poi si tratta di un’introspezione, ci scappa una risata ad immaginarla tra bigodini e piastre liscianti. Ma ci resta dentro il sorriso di quella donna bellissima con dei lunghi capelli neri entrata lì per caso. Ci resta la malinconica vanità di una vecchietta che aspetta su un bigliettino la sua dichiarazione d’amore. Ci resta la gioia dal velo grigio di una sposa bella ma poco raggiante.
Ci resta in bocca il sapore dell’amore tenace, visto e vissuto con gli occhi e il cuore di una donna. Girato da una donna, per una volta. Finalmente.

Scroll To Top