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Caravaggio vs Storaro

Questa produzione della Titania per la regia di Alessandro Longoni, distribuita da Rai Cinema, gioca tre buone carte. La prima è quella del tema: la vita di Michelangelo Merisi da Caravaggio, uno dei pittori più amati in tutto il mondo, nonché vissuto travagliato, forte personalità, famoso per lo stile pittorico “cinematografico”.
La seconda carta, decisamente la migliore, è quella del direttore della fotografia, il pluripremiato Vittorio Storaro, forse uno dei pochi al mondo capace di rendere su schermo l’atmosfera delle tele del Merisi.
A completare il tris, la produzione ha voluto chiamare Alessio Boni che sebbene non ci consegni un Caravaggio memorabile, compie un lavoro apprezzabile e potrebbe attirare con la sua figura un insospettabile audience di giovincelle.
Con un cast del genere, tra le cui file troviamo anche Luis Bacalov alle musiche (Oscar per “Il Postino”) e Giantito Burchiellaro alle scenografie, è possibile che questa miniserie in due puntate non colpisca al centro? Parrebbe di si, poiché è proprio ciò che accade -a giudicare dalla prima puntata-. L’opera di Storaro è perfetta, certo, forse fin troppo bella, tantoché si percepisce un costante squilibrio tra gli elementi, come se la sceneggiatura, gli interpreti, le musiche, non riescano in nessun punto a raggiungere il livello qualitativo della fotografia. Insomma, dal punto di vista estetico, “Caravaggio” è un prodotto sicuramente sopra la norma, ma nonostante le potenzialità, rimane incapace di emozionare, tanto meno di stupire. L’uscita della miniserie trascina con sé un codazzo di polemiche, scatenato da alcune associazioni gay, circa l’omosessualità scarsamente dimostrata dal Caravaggio televisivo rispetto alla lezione comunemente accettata e ripresa fedelmente (come dubitarne?) da Derek Jarman nel suo “Caravaggio” del 1986.

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