Home > Recensioni > Carrie, Lo Sguardo Di Satana

Una magica penna magicamente ripresa

Quella di Carrie White è una storia impermeabile ad ogni etichettatura. Impossibile relegarla semplicemente al genere horror, ma anche ingeneroso confinarla allo sterminato panorama drammatico.

Carrie (una giovane Sissy Spacek) è una ragazza fragile e timida, soggiogata dal fervente integralismo cristiano della madre ed emarginata da tutti i suoi compagni di classe.
Dotata di straordinarie abilità psichiche, tra cui la telecinesi, sarà presto chiamata a fare i conti con i suoi poteri che, repressi in un insofferente subconscio, saranno un pericolo per se stessa e per gli altri.

De Palma con “Carrie” si fa carico della pesante eredità firmata dalla penna di Stephen King, e lo fa consolidando e rilanciando tutte le virtù del libro seppur con dei distinguo.
La psicologia dei personaggi e la loro caratterizzazione contribuiscono in modo decisivo al ritmo, che si mantiene sempre buono grazie anche all’abilità degli attori, ed in particolar modo della protagonista.

Il tema chiave è senza dubbio quello dell’emarginazione, ampiamente trattata, il cui disagio trasuda progressivamente fino a coincidere con l’orrore di molte scene.

“Carrie” è unico nel suo genere perché và oltre tutti i generi, portando con sé un messaggio di grande interesse psicologico e sociale: la rappresentazione della massima sintesi dell’incontro tra un maestro del cinema e uno della letteratura.

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