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In sella, fratello

Alessandro e Pietro sono due fratelli nati e cresciuti in una vallata sugli Appennini alla fine dell’800; alla morte prematura della madre, il padre li allontana da casa e sarà l’apprendistato come domatori dei cavalli Baio e Sauro a farli crescere e a insegnare loro l’indipendenza.
Alessandro è attratto dalla vita cittadina e sogna di evadere dai luoghi d’origine mentre Pietro, spinto da una forte passione per i cavalli, lavora duramente per diventare allevatore e si innamora di Veronica. Pur scegliendo percorsi di vita differenti, i due sapranno tenere saldo il rapporto che li lega e sostenersi nei momenti più duri.

Il regista Michele Rho, alla 68. Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Controcampo Italiano col suo primo lungometraggio, si misura col genere non facile del film d’epoca con venature western: vasti paesaggi (siamo in Toscana), buona cura per costumi, scenografie e fotografia e un cast vario e interessante (a fianco dei protagonisti Vinicio Marchioni e Michele Alhaiche, Giulia Michelini, Asia Argento, Pippo Delbono e Duccio Camerini).

OneLouder

C’è qualcosa che non funziona in “Cavalli”, qualcosa che lo sporca di conformismo e modernità forzata: la sceneggiatura usa per i dialoghi un registro linguistico contemporaneo molto corretto e un po’ piatto, privo di inflessioni dialettali che lascia spesso interdetti. L’intenzione è probabilmente quella di liberare il racconto da rigide connotazioni geografiche e immergerlo in un’atmosfera romanzesca senza tempo ma la credibilità dei personaggi risulta compromessa: un approccio diverso al linguaggio, più radicale e non necessariamente realistico, sarebbe stato un contrappunto più efficace alla regia, dinamica e appassionata, e avrebbe prodotto un’adesione maggiormente creativa e stimolante alla realtà umana dei protagonisti.

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Contro

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