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Il Gesù delle carceri spagnole

Ha molto del Gesù Cristo il protagonista di “Cella 211″, nuovo film di Daniel Monzón, a fine estate al Lido di Venezia e ora nelle sale cinematografiche italiane. Trentatré anni, volto da iconografia religiosa, Juan Olivier – interpretato dall’esordiente Alberto Ammann – si appresta a diventare secondino in un carcere di massima sicurezza. Colpito da un frammento di intonaco, sviene nella cella numero 211 proprio mentre scoppia una rivolta dei carcerati guidata dal violento Malanera. Quando si risveglia la sua unica speranza è fingersi uno di loro, farsi appunto brigante attraverso una lunghissima Via Crucis in cui tutte le certezze della sua vita saranno messe in dubbio.

OneLouder

Adrenalinico, sì, ma anche spettacolare, mozzafiato… di “Cella 211″ di potrebbero usare tutti gli aggettivi necessari a definire un ottimo film thriller. E c’è anche di più. Qui la solita dietrologia statunitense – complotti, segreti di Stato, eccetera – è sostituita da tutta la concretezza della storia contemporanea europea, fatta di tensioni sociali, spinte separatiste, uso dei mezzi di comunicazione di massa. Nella speranza, sempre, di un Salvatore (con la esse maiuscola) che si faccia uomo comune.

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