Home > Recensioni > Cenerentola E Il Signor Bonaventura

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Qui comincia l’avventura…

C’è un solo freno alla fantasia, sempre ironica e sempre elegante, di Sergio Tofano, firma storica del Corriere dei Piccoli, glorioso periodico per l’infanzia di cui quest’anno si festeggia il centenario dal primo numero. Cenerentola e il Signor Bonaventura, film del 1941 che porta sul grande schermo il suo eroe più famoso, è infatti girato in bianco e nero.

Un vero peccato, se consideriamo la grande ricchezza visiva delle scenografie in cui si muovono i protagonisti di questo ideale sequel della sempreverde fiaba, girato ben prima che Walt Disney, nel 1950, la trasformasse in un lungometraggio d’animazione. Dopo il lieto fine che tutti conosciamo, Cenerentola si ritrova a dover sottostare all’etichetta delle vita di corte, ma i suoi passatempi sono altri: sbucciare legumi con la servitù, spazzare i pavimenti, e tutto ciò che era abituata a fare agli ordini di matrigna e sorellastre. Ma proprio le due arpie fanno sì che la fortunata ex serva venga cacciata da palazzo.

Da qui comincia per Cenerentola una nuova avventura, tra casette incantate, foreste di alberi quadrati, streghe e orchi. A fare la differenza è proprio lui, il Signor Bonaventura, qui interpretato da un Paolo Stoppa reso grottesco dal pesante trucco espressionista, accompagnato da numerosi altri personaggi creati ex novo dalla penna di Tofano. La comicità è continua e trasversale: tocca sia i dialoghi, spesso resi più frizzanti dall’uso disinibito della rima o della metrica, sia le scenografie e i costumi. Tofano si diverte. Assorbe tutti gli stereotipi della fiaba e li rigetta con grazia dopo averli macinati per bene nel mulino della sua fantasia.

Il risultato è un piccolo film che diverte dall’inizio al classico lieto fine bonaventuriano: il biglietto da “un milione” consegnato in mano al protagonista. Effetto nostalgia assicurato.

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