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La forza della disperazione

“Changeling” è la storia assurda di una tragedia umana e sociale che in una Los Angeles a cavallo tra gli anni ’20 e ’30, in piena depressione, vede come protagonista una madre coraggiosa, determinata ed estremamente commovente (la vibrante Angelina Jolie) che oltre a dover subire il dolore per la scomparsa del figlio, dopo essersi rivolta alla polizia si vede riconsegnare un bambino che assomiglia al suo, ma non lo è.
Può un madre, pur sconvolta dalla tragedia del rapimento passato, non riconoscere suo figlio, la creatura che ha portato in grembo e che ha accudito amorevolmente, ha educato e cresciuto, e che ama più d’ogni altra cosa? Ebbene una simile accusa viene mossa dalla polizia contro Christine Collins che, già vittima dell’orribile dramma, giungendo a sfiorare una forma di pazzia indotta si ritrova addirittura in manicomio, a contatto con una realtà disumana, colpevole soltanto di essersi scontrata troppo caparbiamente contro il cinismo freddo e calcolato di un distretto di polizia tanto potente quanto ostinato e corrotto, che prova sadico gusto nell’elaborazione di false valutazioni e assurde conclusioni, pur di evitare una realtà a tratti palese, ma scomoda e inammissibile.
Christine Collins deve così lottare contro il destino nemico e scontrarsi con il disagio di essere costretta a badare ad un estraneo che ha subdolamente usurpato il posto del suo amato Walter, una convivenza difficile, penosa, amara, sempre parallela all’accanita analisi di indizi, di segnali, di tracce sulla scia dei ricordi, alla ricerca di suo figlio. Ma nessuno le crede, tutti le sono contro. E il caso, d’altronde, è ufficialmente risolto: quello di Christine è un semplice affronto all’autoritá.

Ancora una volta Clint Eastwood si mette alla prova portando sul grande schermo un dramma umano e personale realmente accaduto, raccontando una storia importante cui ci si accosta, grazie alle scelte registiche, in punta di piedi, con dolcezza, rispetto ed empatia – con sincero sentimento di solidarietà.
Affascinato dalla sfida di ricostruire l’esperienza di questa donna sola contro il sistema il regista dimostra di saper tessere con sensibile maestria e con stile squisitamente romantico, classicheggiante, una trama forte che nel corso della narrazione si fa immagine sempre più dura, cruda, lucida e straziante, fino a travolgere l’animo dello spettatore. Una trama tessuta intorno all’elemento cruciale che è inizialmente forte, vivo, e che pare spegnersi inesorabilmente fino a riprender vita sul finale del film: la speranza, unico balsamo per la sconfitta che inevitabilmente porta con sé.

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