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  • Che – Guerrilla

    Diretto da Steven Soderbergh

    Data di uscita: 30-04-2009

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Quark Guevara

Il Che è un film porno senza sesso. La seconda parte del film di Soderbergh è infatti un prodotto senza dimensione né direzione, che scivola via senza trovare mai il proprio senso. I film porno funziona(va)no grazie a meccanismi che ancorano la storia nel reale, proponendo situazioni quotidiane la cui concretezza traferisce credibilità alle scene di sesso, rendendole più efficaci. Questo è il loro senso. Immaginate invece un film porno epurato dalle scene di sesso. Il tecnico arriva per aggiustare il cavo della televisione a una sedicente biondina, armeggia dietro l’apparecchio mentre lei va a farsi la doccia. Poi lui le aggiusta il cavo. Bello eh? Esattamente così è il Che.

D’accordo, è un film del più famoso regista indipendente e quindi nessuno si aspettava un Che Guevara in versione Rambo. Tuttavia un film può essere erotico anche senza sesso, come ci ha insegnato Tinto Brass, puntando su simbolismo, allusioni e non visto. L’opera di Soderbergh ci prova ma manca anche questo obiettivo. La storia racconta il tentativo rivoluzionario messo in atto dal Che nella Bolivia di Barrientos, seguendo passo passo il reclutamento dei militanti e il loro addestramento, compresa la raccolta del cibo e la costruzione dell’accampamento nella giungla. Scene di vita quotidiana dei guerriglieri, appunto, viste attraverso una telecamera a spalla che dovrebbe ancorare ulteriormente lo spettatore alla realtà rappresentata sullo schermo. “Dovrebbe” perché, nonostante la maestria tecnica e le inquadrature traballanti, il senso di coinvolgimento resta sempre a bassi livelli. Niente a che vedere con Aronofsky che in “The Wrestler” riusciva a farti sentire sulla pelle il disagio del protagonista – tanto per fare il confronto con un film recente girato con la stessa tecnica. I numerosi momenti di vita quotidiana gettano le fondamenta per qualcosa che però non viene mai costruito: le scene di combattimento sono poche e poco efficaci. Il climax non solo non viene raggiunto ma si scorge soltanto in lontananza, anche nelle scene più drammatiche. Su Quark si sono visti documentari molto più eccitanti.

Un plauso alla colonna sonora scheletrica di Alberto Iglesias. Tutto è affidato ai rumori ambientali di una giugla insolitamente tranquilla e ad effetti sonori che intervengono saggiamente a sottolineare alcune scene topiche, riuscendo stavolta a creare tensione o comunque a dare spessore alla sintassi del film. Il cast compie il suo dovere risultando credibile nell’impersonare guerriglieri, soldati e poveri contadini presi nel fuoco incrociato delle due fazioni. Benicio Del Toro è come sempre ottimo e dà vita a un Che Guevara particolarmente pacato, il cui carisma resta nel silenzio perché non ha neanche bisogno di essere espresso, mentre il fervore rivoluzionario è affidato ai discorsi ideologici del guerrigliero Inti.

Senza dubbio i fan di Che Guevara troverano una notevole interpretazione della sua storia, ma tutti gli altri rischierebbero di trovare soltanto un bastimento carico di noia. Facciamo così, vi dico come va a finire così potete anche non vedere il film: ammazzano il Che.

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